ELABORAZIONE DEL LUTTO

Quando si perde una persona cara, si vive una delle esperienze più dolorose che la vita ci può offrire; si può parlare di "emorragia emotiva", e mantenere un buon equilibrio interiore non è semplice. Nel vivere il lutto ci si scontra con la caducità della vita e col senso d’impotenza che si prova quando ci si rende conto che non si può far niente per mantenere in vita la persona a cui siamo legati.

La reazione al lutto è molto personale è può essere influenzata da diversi fattori, es 
le circostanze che hanno portato al decesso, la prevedibilità o meno con cui esso è avvenuto, le caratteristiche personali di chi subisce il lutto ( l’età, il ruolo ricoperto all’interno della famiglia, il grado di parentela, la qualità della relazione...) e le risorse presenti all'interno del contesto in cui si vive.

Queste numerose variabili possono influenzare la modalità attraverso cui viene elaborata questa esperienza, che nella maggior parte dei casi viene superata positivamente, ma in casi più difficili può assumere dei risvolti patologici.


Secondo William Worder, psicoterapeuta americano, l’elaborazione del lutto dovrebbe superare quattro fasi:
  1. Accettare la realtà della perdita: innanzitutto è necessario rendersi conto di ciò che è avvenuto. La persona non c’è più. E’ molto importante prendere contatto con la realtà, con il corpo inanime, con i riti di addio, per esempio il funerale. Sono momenti importanti che accompagnano il distacco e lo rendono reale: attraverso queste azioni di transizione, la persona può sentire il distacco in modo più graduale e così diventarne consapevole.
  2. Sperimentare la sofferenza o il dolore: sintomi emotivi e vegetativi: evitare il dolore è inutile e controproducente. Bisogna viverlo, piangere la persona perduta, condividere la sofferenza con le persone care. E’ una fase delicata, in cui si può cercare di fuggire al malessere attraverso varie forme, per esempio risposandosi o cercando nuove conoscenze.
  3. Adattarsi all'ambiente senza la persona scomparsa: dopo aver elaborato profondamente il dolore, l’individuo può cercare un nuovo adattamento alla vita, senza la compagnia della persona scomparsa. Egli troverà altre formule esistenziali, nuove abitudini, nuovi piccoli piaceri; svilupperà una nuova motivazione che gli permetterà di dare alla propria vita un senso diverso, altrettanto importante. La persona scomparsa vivrà nella memoria con delicata malinconia, ma senza impedire alla propria vita il suo naturale svolgersi. Anche questa è una fase delicata, perché il costituirsi di abitudini attuali può scivolare nel patologico: ad esempio, una figlia femmina potrebbe rischiare di prendere il posto della madre, nella gestione della casa. L’equilibrio deve rinnovarsi nella corretta funzionalità dei ruoli e dei desideri.
  4. Usare l'energia emotiva per reinvestirla in nuovi rapporti o attività: quando si sarà trovato un nuovo spazio nel mondo, l’energia emotiva potrà fluire su altre possibili relazioni d’amore e di amicizia, o su attività di lavoro e di svago. E’ la fase più difficile per chi resta vedovo o per chi perde un figlio, ma è anche quella che permette di continuare a vivere consapevolmente e con vera motivazione. Per una nuova alba, ancora.

Le reazioni descritte rientrano tutte nella normalità del processo di elaborazione del lutto; non è la qualità, ma la durata nel tempo e l'intensità con cui vengono vissute che ne sottolineano la normalità o la patologia.

Purtroppo non sempre e non per tutti è possibile il compimento del processo di elaborazione del lutto in tempi rapidi e in senso positivo, talvolta si può restare bloccati per lungo tempo, senza riuscire ad accettare l’accaduto e poter proseguire il cammino della propria vita.

Vivere un lutto, implica la necessità di dover affrontare e sentire tutta una serie di sensazioni negative, che riguardano il dolore, la tristezza e la disperazione per l’accaduto. Questo dolore è talmente forte che alcune persone per evitare di star male, o per esser forti davanti agli altri, tendono a chiudere in un cassetto le emozioni più difficili e dolorose, facendo finta che ciò non sia accaduto, ma facendo ciò, rischiano di ottenere l’effetto contrario; aumenta la tensione psicologica e viene rallentato il processo di elaborazione del lutto.

Quelle che dovrebbero essere le manifestazioni di un lutto normale si acutizzano e diventano croniche e se non sono capite in tempo e affrontate adeguatamente, possono trasformarsi in un lutto patologico, caratterizzato da apatia, indifferenza totale, insensibilità agli stimoli e al dolore.

É molto frequente e sottovalutata la scoperta che alla base di un profondo malessere esistenziale o di vere e proprie patologie mentali, vi sia un lutto irrisolto, questo può pesare sulle generazioni successive, che a loro volta diventano le eredi di un profondo dolore affidatogli inconsapevolmente dai propri cari. 



Quali comportamenti devono avere le persone che hanno a che fare con familiari, amici o conoscenti che stanno attraversando un lutto complicato? 

E’ una situazione delicata e stressante anche per loro e pertanto devono essere informati di alcuni rischi o conseguenze dei propri comportamenti.
Innanzitutto è importante non minimizzare la perdita con affermazioni del tipo “andrà tutto bene, so come ti senti ecc”, ma riconoscere e accettare il sentimento d’inconsolabilità, senza esserne a propria volta travolti. 
In secondo luogo occorre ammettere la propria impotenza, non cercando quindi di porsi nel ruolo del “salvatore”, ovvero colui che risolverà il problema della persona sofferente. Dovrà essere la persona in lutto ad uscirne, aumentando così il senso di autoefficacia. 
Chi è vicino ad una persona che soffre per la morte di una persona cara, non deve far altro che dare alla persona lo spazio per poter manifestare i propri bisogni, pensieri e sentimenti. E’ essenziale spingere la persona in lutto a manifestare le sue esigenze, così da non correre il rischio di fornire aiuto quando non necessario: quindi va bene offrire assistenza pratica, ma lasciando che la persona decida da sé. 
Aiutare una persona in lutto può essere molto faticoso e spesso si corre il rischio di diventare insofferenti o rabbiosi verso la persona che continua a soffrire. Inoltre la persona in lutto spesso starà troppo male per mostrarsi grato nei confronti di chi gli sta vicino, quindi è possibile che non mostrino subito gratitudine, che generalmente verrà mostrata solo in seguito. 
Non è necessario incolpare la persona in lutto per questo, quando starà meglio, sarà molto più probabile che si renda conto dell’aiuto ricevuto e reagisca di conseguenza.