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Sbagliando... si impara!


 
Contrariamente a quanto si possa pensare, l'errore è la parte più importante dell'apprendimento... Quante volte interveniamo prima che i bambini commettano un errore? La giustificazione è che vogliamo insegnare loro come fare... ma in questo caso sbagliamo noi!!!
A dare grande valenza educativa all'errore a livello pedagogico è stata soprattutto M. Montessori.
Tutto il materiale montessoriano è creato in modo che sia il bambino stesso a commettere l’errore e a correggersi di conseguenza, senza l’intervento dell’adulto.
L’esperienza è la più grande maestra di vita. L’adulto non deve intervenire in questo importante momento di crescita ma solo fornire al bambino un ambiente adeguato e gli strumenti corretti per poter sperimentare ed imparare da solo.
Un pensiero apparentemente semplice ma così difficile da mettere in pratica. Solitamente, infatti, noi genitori tendiamo a fare le cose al posto dei nostri bambini, a correggerli al primo sbaglio (spesso non hanno nemmeno il tempo di sbagliare!).

Il detto “sbagliando s’impara” è una delle più grandi verità!
L’errore deve essere lodato, non punito! L’errore deve essere commesso, non soffocato!
 
Maria Montessori ci insegna che l’errore commesso e auto corretto in modo autonomo porta all’indipendenza, alla crescita sana e alla creatività. E proprio per questo i bambini ed i ragazzi nelle sue scuole sono sì guidati dagli insegnanti nelle varie attività ma sono autonomi nell’imparare perchè lasciati liberi di sperimentare e di capire.
Queste le sue sagge parole:
“Noi vedremo come il bambino lavori da sé al proprio perfezionamento. La strada giusta gli é indicata non solamente dagli oggetti che adopera, ma altresi’ dalla possibilità di riconoscere da soli i propri errori per mezzo di questi oggetti”.
 
Il bambino deve imparare attraverso l’errore a infilarsi una scarpa, a scrivere il proprio nome, a comprendere le tabelline. Solo così può crescere…
Anche l’ambiente ha un ruolo importante in questo. Nelle scuole montessoriane i tavoli sono volutamente in legno chiaro: in questo modo le macchie di pennarelli, penne o quant’altro sono ben evidenti e piatti e bicchieri per i bambini più piccoli non sono in plastica ma in vetro e ceramica, in modo che se cadono si rompono facendo comprendere così l’errore commesso.
L’errore deve essere evidente, deve ritornare sotto i riflettori, deve ritrovare la sua valenza positiva.
 
 

E’ giusto non separarsi per amore dei bambini?



Accade sempre più spesso. Due persone si incontrano, s’innamorano e mettono al mondo dei figli. Poi accade qualcosa che mette in crisi il loro rapporto. La crisi non si risana ma a separarsi non se ne parla perché ci sono di mezzo i bambini. E la vita continua tra incomprensioni, bugie, sofferenze…
Una prigione che, forse, non ha motivo di esistere.

E’ giusto rimanere insieme solo ed esclusivamente per via dei figli? Verrebbe da rispondere di sì perché un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà vicino, ha bisogno di punti di riferimento ben precisi. Sacrificarsi per i figli viene spontaneo e il solo pensiero di ferirli con qualche nostra azione ci fa tremendamente male.
Sbaglia di sicuro chi, in una situazione simile, non cerca di comprendere la crisi e si lascia vivere da essa, chi attribuisce tutte le colpe all’altro e non vuole rileggere e capire cosa è accaduto, chi non ha intenzione di mettersi in gioco. La relazione è una questione di coppia e se qualcosa in questa relazione va storto entrambi i componenti sono i responsabili: il tradimento, la violenza, l’incomprensione, la noia… avvengono perché vi sono le condizioni per poterle attuare. Non vi sono vittime o carnefici, solo parti attive di una relazione che sta andando in quella direzione e non in un’altra.
Comprendere questo è già un primo passo verso una maggiore serenità.

E’ di fondamentale importanza, poi, attuare strategie per conoscere davvero noi stessi e chi abbiamo vicino. La crisi arrivata è messaggera di verità nascoste che ormai è ora di conoscere. Ognuno può scegliere i metodi più adatti per intraprendere questo cammino: terapia di coppia, più tempo da trascorrere insieme, più verità dette… può accadere però in alcuni casi che una separazione sia l’unica via percorribile.
Spesso, proprio perché si protrae troppo una situazione invivibile, si arriva e talvolta si supera il limite della sopportazione: a questo punto non ci sono le basi per alcun percorso costruttivo individuale e di coppia, è necessario allontanarsi fisicamente per poter conquistare queste basi.

Decidere di non vivere più insieme non è un fallimento ma un modo giusto per poter allontanarci, temporaneamente o meno, da una situazione insopportabile: l’allontanamento fisico spezza i meccanismi di una relazione problematica, ci aiuta a canalizzare le energie non più nel recitare la solita parte all’interno della relazione (parte che ci consuma fisicamente e mentalmente) ma nella comprensione di noi stessi e dell’altro.
Per mettere a fuoco un’immagine è necessario allontanarsi da essa, altrimenti ne risultiamo come fusi, ne perdiamo i confini, non riusciamo a vederla bene, a capire se ci suscita emozioni negative o positive. Per poter essere ben svegli dobbiamo aver dormito un tot di ore allontanandoci da noi stessi, per poter amare la presenza di qualcuno dobbiamo sentirne la mancanza…

Decidere di separarsi è una decisione davvero difficile. Ci si sente di aver fallito, di aver investito in un progetto che ora sta andando in fumo. Il vero fallimento però non è questo ma il continuare a vivere la relazione per non sentirsi dei falliti.
Se vi siete giocati tutti voi stessi, se avete provato varie strategie per conoscere l’altro… insomma se le avete provate davvero tutte ma non ne venite fuori, separatevi serenamente...
Come qualsiasi altro cambiamento della vita ciò porterà a sofferenza, fatica, sconvolgimento. Ma i cambiamenti portano arricchimento ed è l’immobilità che invece rende sterili, rabbiosi, infelici.
A volte bastano pochi mesi di separazione per comprendere quanto ancora siete legati al vostro compagno o alla vostra compagna e di conseguenza vi rimetterete in cammino insieme in modo diverso ma di sicuro in modo più costruttivo, altre volte la separazione vi farà stare bene come non mai perché vi sentirete liberati e questa vostra serenità vi aiuterà a mettere la parola fine alla relazione con il vostro partner.

Se fino a questo punto il ragionamento può filare liscio ciò che mette in difficoltà ad agire verso la separazione è la questione dei figli.
Molte persone decidono di non separarsi per il benessere dei propri bambini. Ma i bambini avranno sempre una mamma ed un papà anche se separati: ciò che cambia è la relazione di coppia non quella genitoriale! E la relazione di coppia non ha nulla a che vedere con i propri figli. Se state pensando che anche la relazione di coppia è importante per i bambini perché devono avere un esempio di relazione tra due persone per poterla ricercare da grandi, chiedetevi se siete davvero la relazione di coppia che volete augurare loro di vivere da grandi.
Certo il bambino andrà incontro ad un grande cambiamento ma la vita è cambiamento! E se gestito nel migliore dei modi, come qualsiasi altro cambiamento, ogni componente della famiglia ne uscirà sereno.

Due persone che si allontano in tempo (prima di arrivare alla guerra che scaturisce per forza in seguito ad una convivenza forzata), lo fanno in modo pacifico, condividendo ancora l’educazione dei figli, mantenendo una linea educativa simile che garantisce al bambino sicurezza e serenità.
Se vivete la separazione come una guerra allora sì che il bambino ne soffrirà ma soffrirà anche durante i vostri litigi, i vostri sotterfugi, le vostre bugie da non separati… il problema non è la separazione in sé ma come viene vissuta!

Come sviluppare l'autonomia dei figli?



1) Per prima cosa dovete immedesimarvi, provare empatia, con vostro figlio, che non vuol dire assecondarlo o concedere  quello che vuole ma fargli sentire che sentite quello che lui sente.
Ad esempio, davanti a urla e pianti contro un vostro divieto potete dirgli con voce calma e rassicurante (mai alzare la voce altrimenti si aumenta la rabbia) “lo vedo che sei arrabbiato”.
Poi raccontategli che anche voi da piccoli vi arrabbiavate. In questo modo il piccolo si rassicura  su quello che sta provando. La rabbia è un sentimento forte e voi dovete trasmettergli l'idea che non è grave. 
”E' come quando si ha male da qualche parte e si ha paura di avere qualcosa di brutto e un parente ci dice che anche lui ha avuto lo stesso male e non era nulla di grave. E noi ci sentiamo sollevati”. Il bambino compreso e rassicurato, non verrà travolto dalla negatività. 
 
2) Cercate insieme le soluzioni ai problemi. Dopo averlo calmato riconoscendo il suo stato emotivo, ora dovete risolvere la situazione. Lasciate spazio anche alle sue proposte, potete dirgli "Ora che hai capito che quella cosa proprio non puoi farla, cosa potremmo fare invece?"
 
3) Dategli delle indicazioni ma non sostituitevi a lui. Togliendo ai figli ogni difficoltà, si rischia di non farli crescere sicuri, responsabili e forti. Ad esempio, se è in età scolare, evitate di fare i compiti al posto suo.
Non fatevi prendere dall'ansia che possa andare male a scuola. Dovete sforzarvi di lasciarlo provare. Se ci sono delle difficoltà parlatene con l'insegnante. Ma lasciarlo fare i compiti da solo è fondamentale per diventare un adulto autonomo.
 
4) Siate disponibili ma non a disposizione.E' necessario che prestiate attenzione alle richieste dei figli. Tuttavia non dovete mettervi a completa disposizione. Ad esempio, se un bimbo di uno o due anni cade, prima di accorrere preoccupati, guardatelo, ditegli che siete lì, e vedete che succede. Probabilmente si rialzerà da solo senza piangere. E quando è più grandicello abituatelo a fare il più possibile da solo: ad esempio a quattro anni può iniziare a mettersi la giacca da solo.
 
5) Abituate vostro figlio ad annoiarsi. E' indispensabile che i bambini da piccoli stiano un po' da soli e imparino a gestire la noia e i tempi vuoti, in modo da stimolare la fantasia. Evitate quindi di riempire le loro giornate di impegni extrascolastici: senza momenti vuoti vostro figlio non svilupperà sogni, desideri e passioni.

6)  Abituatelo alle regole e alle sanzioni.“La nostra società è basata su regole e sanzioni. Per questo è importante abituarlo fin da subito a questo sistema. Ovviamente non bisogna ricorrere a punizioni corporali o umilianti, ma bastano semplici “multe”. 
Ad esempio se un bambino di cinque anni si rifiuta di mettere in ordine la cameretta con voce calma potete dirgli: “Che peccato, finché non è tutto a posto non potremo andare al parco a giocare...”
Oppure incentivateli con frasi tipo: “Dai finisci i compiti che poi andiamo a fare un giro...”
Vanno evitati i ricatti mascherati da premi: “Se mangi la minestra ti do la caramella!”. Piuttosto dite semplicemente: “Che peccato che non mangi la minestra tanto buona, mi spiace, però dovrai rimanere a tavola finché non abbiamo finito”.
 
7)  Mostratevi sempre forti e autorevoli.Non è opportuno cedere davanti alle sue richieste e alle sue insistenze per assecondarlo. Mantenendo fermezza e autorevolezza sarete per lui un modello e una base sicura da stimare ed imitare, incrementando la sua sicurezza.
 
 8) Non fatevi spaventare dagli stati emotivi di vostro figlio. Non abbiate paura se lui urla e strilla. Dovete insegnare a vostro figlio a gestire e modulare gli stati emotivi come tristezza, entusiasmi eccessivi, rabbia, senza mostrare la vostra ansia,  preoccupazione o peggio ancora mostrare di avere paura di lui. Se il piccolo vi percepisce tranquilli, sentirà che è possibile per lui contenere senza timore qualsiasi stato d'animo.
 
9)  Cercate di passare del tempo con loro.Giocare con i figli fa bene alla loro autostima. “Invece di immergere i bambini sotto enormi quantità di giochi spesso inutili, sarebbe meglio regalare un po' del vostro tempo per giocare insieme".
Attraverso il gioco mamma e bambino si sintonizzano e i piccoli sviluppano competenze emotive. In età prescolare i giochi da favorire sono: “il facciamo finta ” e i giochi di ruolo... che permettono di far volare la fantasia, proiettare situazioni e stati d'animo e quindi scaricare la tensione. Altre attività da fare insieme e incentivare sono: il disegno e la lettura di libri.
 
10) Gratificate gli sforzi di vostro figlio per raggiungere obiettivi.  Fate lodi motivate e non esagerate con le gratificazioni, altrimenti darà per scontato che per voi è tutto sempre super. Inoltre evitate frasi scontate, ad esempio davanti a un suo disegno non dite solo: “Che bello”, ma meglio usare frasi più specifiche, come: “Vedo che hai disegnato molti alberi, e hai aggiunto anche i fiori", così il piccolo si sentirà valorizzato per il percorso che ha fatto. 
E quando non riesce in un'attività spiegategli semplicemente che con il tempo e la pratica migliorerà. Altrettanto importante aiutarlo a tollerare e accettare le frustrazioni relative alla sconfitta, senza sentirsi schiacciato dalla delusione e dalla rabbia. "E quando giocate con lui che non vi venga in mente di farlo vincere sempre! E se la sconfitta lo fa arrabbiare concedetegli la rivincita e spronatelo a impegnarsi di più!".
 
11) Evitate di ridicolizzare e minimizzare le emozioni che vostro figlio sta provando, non fareste che aumentare la sua rabbia e la sua delusione. Per esempiose ha paura del buio (fino ai 5 anni i bambini fanno spesso brutti sogni), non minimizzate, ma ricorrete all'ascolto empatico: "Ma davvero hai paura che col buio venga un fantasma? Vuoi raccontarmi come è fatto? Sai che anch'io avrei tanta paura di un fantasma come quello che mi hai descritto? Ora vediamo cosa possiamo fare insieme per combattere questa paura...".
 
12) Insegnategli a riconoscere le proprie emozioni. Fin da quando è piccolo abituatelo a dare il nome a quello che prova: tristezza, gioia, rabbia. Raccontategli anche le vostre emozioni. "Questo scambio comunicativo è un vero e proprio allenamento che darà senz'altro i frutti nel tempo".
 
13) Favorite sempre il dialogo diretto. Parlate anche di quello che non va. Evitate silenzi, atmosfere colpevolizzanti, volti scuri, atteggiamenti ambigui e allusivi.
 
14) Trasformate i capricci o altre situazioni negative in momenti di intimità.
Un capriccio o una delusione sono l'occasione per immedesimarvi nei vostri figli e insegnargli qualcosa di importante e condividere sensazioni profonde. Evitate invece, atteggiamenti critici e giudicanti.
 
15) Favorite in vostro figlio la capacità di comprendere gli stati mentali (punti di vista) e i comportamenti degli altri. "Se il tuo amichetto oggi non vuole giocare al parchetto con te è forse solo perché questo pomeriggio vuole passare più tempo con la sua mamma. Vedrai che domani starà di più con te...".
 

IL TERRORE NOTTURNO DEI BAMBINI

Il Terrore Notturno (chiamato anche Pavor Nocturnus) è un disturbo tipico dell’età infantile, e si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo accompagnato da grida, agitazione intensa, pallore, sudorazione, tachicardia, respiro accelerato. Il bambino appare inconsolabile, poco responsivo agli stimoli ambientali e, se svegliato, è confuso, disorientato e non riconosce le persone vicine. A volte può scendere dal letto, camminare, e/o urlare per la casa terrorizzato. Subito dopo essere stato svegliato o al mattino successivo il bambino non ricorda nulla dell'evento. È un disturbo del sonno che, pur rientrando nelle parasonnie (alterazioni della normale struttura del sonno), si presenta più come una crisi d’ansia.

 
SINTOMI
Durante un episodio di terrore notturno, una persona può:
- sedersi sul letto
- gridare, piangere
- avere rigidità muscolare
- sudare, respirare pesantemente o avere tachicardia
- non riuscire a risvegliarsi
- essere inconsolabile
- scendere dal letto e correre intorno alla casa
- impegnarsi in comportamenti violenti (più comune negli adulti)
- stare con gli occhi spalancati
- non ricordare nulla al mattino.

 
DURATA DEGLI EPISODI
Gli episodi, si verificano di solito nel primo terzo della notte, e la durata dell’episodio può durare da alcuni secondi a 10 minuti, ma in alcuni casi può arrivare anche a mezzora. Il disturbo mostra una graduale e spontanea remissione nel tempo.

 
QUANDO COMPARE IL DISTURBO
I terrori notturni sono relativamente rari, e colpiscono solo una piccola percentuale di bambini, spesso di età compresa tra i 3 e 12 anni. Anche se i terrori notturni sono più comuni nei bambini, possono colpire anche gli adulti di età compresa tra di 20 e i 30 anni. Tuttavia  di solito il terrore notturno non è motivo di preoccupazione essendo un fenomeno benigno e transitorio.

 
RAPPORTO TRA TERRORI NOTTURNI E ALTRI DISTURBI PSICOLOGICI
I bambini con terrori notturni non hanno una maggiore incidenza di disturbi mentali o di psicopatologia rispetto alla popolazione generale.
Al contrario, in età adulta, è più elevata l’incidenza di problematiche psicopatologiche correlate, quali il Disturbo Post-traumatico da Stress e soprattutto i Disturbi d'Ansia. I Disturbi di Personalità a cui si associano i terrori notturni sono il Disturbo Dipendente, Schizoide e Borderline.

 
DIAGNOSI
Per la diagnosi può essere fatto un esame fisico o psicologico per identificare eventuali condizioni che possono contribuire. Lo studio del sonno (polisonnografia) in un laboratorio del sonno durante la notte è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori in sonno. Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.
La diagnosi differenziale deve essere fatta anche con gli incubi, tipici della fase REM del sonno, da cui si differenziano per la fase del sonno interessata (prima parte del sonno nel caso dei terrori notturni, fase centrale/ultima parte nel caso degli incubi), ma anche per il fatto che generalmente il sognatore di un incubo si sveglia dal sogno e ricorda i dettagli, mentre una persona che ha un episodio di terrore  rimane addormentata e ha una totale amnesia dell’episodio al mattino.
I terrori notturni, inoltre, devono essere distinti anche da episodi di attacchi di panico notturni che consistono in un risveglio associato a tachicardia, sudorazione e sensazione di soffocamento.
Spesso, le manifestazioni del terrore notturno si sovrappongono a quelle del sonnambulismo da cui il terrore notturno si differenzia per l’attivazione del sistema nervoso autonomo (palpitazioni, sudorazione, tremore, rossore) e l’espressione di terrore.

 
CAUSE
Vari fattori possono scatenare un episodio di terrore notturno:
- privazione del sonno
- fatica
- stress
- ansia
- febbre (nei bambini)
- dormire in un ambiente non familiare
- luci e rumori
- disturbi respiratori
- familiarità: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. sonnambulismo) nella propria vita.

 
COMPLICAZIONI
I terrori non sono necessariamente un problema. Possono però causare eccessiva sonnolenza diurna, che può portare a difficoltà a scuola (o al lavoro, nel caso di persone adulte), o problemi con le attività quotidiane . Gli episodi di terrore durante il sonno possono generare disagio nelle relazioni sociali ed affettive. La persona, infatti, può cominciare ad evitare situazioni nelle quali gli altri potrebbero rendersi conto del disturbo, come andare in campeggio, dormire da amici o compagni (o dormire con il partner, nel caso di adulti).
Danneggiare se stessi o  altri è un'altra possibile complicanza rara. Occasionali terrori notturni di solito non sono un motivo di preoccupazione.
E’ importante consultare uno specialista se:
- diventano più frequenti
- disturbano il sonno
- causano al bambino la paura di andare a dormire
- portano a comportamenti pericolosi o lesivi
- sembrano seguire lo stesso modello di volta in volta.

 
TRATTAMENTI
Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore ad un episodio a settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino il trattamento non è necessario.
Se il terrore notturno è  associato ad una condizione di base medica o psicologica, il trattamento è volto al problema di fondo. Se lo stress o l'ansia sembrano contribuire, è fondamentale l'incontro con uno psicoterapeuta.
Il trattamento farmacologico è utilizzato soltanto in casi estremi (episodi frequenti o rischiosi per l’incolumità del bambino), in quanto potrebbe causare degli effetti collaterali.

 
COME INTERVENIRE A CASA?
Solitamente quando i genitori vedono il proprio figlio agitarsi e piangere durante la notte in preda al terrore, si sentono impotenti e si agitano a loro volta cercando di fermare in ogni modo la crisi di terrore del piccolo. 
E’ importante adottare alcuni comportamenti al fine di calmare il bambino senza arrecargli danno:
1) Quando il bambino ha una crisi di terrore, è importante mantenere la calma. Non scuoterlo mai né tantomeno gridare in presenza di un episodio di terrore notturno, questo peggiorerebbe le cose. Molto meglio aspettare e calmare il bambino con tranquillità. Talvolta il sentimento di impotenza nei confronti del bambino è forte ma è importante non farlo spaventare maggiormente.
2) Durante l’attacco di terrore il bambino non sarà sveglio. Quando si accorre da lui, bisogna fare attenzione a non svegliarlo prendendolo in braccio, poiché ciò potrebbe peggiorare e prolungare ancora di più la crisi in corso. Piuttosto, è possibile accarezzarlo con dolcezza facendogli comunque percepire la vostra presenza al suo fianco. Anche se lui urlerà e piangerà per alcuni istanti, è importante cercare di parlargli a bassa voce.
3) Probabilmente, se il bambino ha avuto una crisi, la causa sarà da ricercare in qualche avvenimento accaduto durante la giornata, che ha in qualche modo generato stress e tensione in lui. Pertanto è importante cercare di limitare gli stimoli nel corso della giornata e curare l’igiene del sonno (mantenere un regolare ritmo sonno veglia, evitare caffeina e coca-cola, ecc…).
4) Infine è controproducente riferire al bambino, il giorno seguente, quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi d’ansia.
 

BAMBINI E "NO"

Prima o poi, tutti i bambini diranno con ostinazione: "No, non voglio!".... 
Molte persone considerano il periodo compreso fra i due e i tre anni una fase difficile, ma non è detto che debba essere così, nè a quell'età nè più avanti. Le lotte di potere scoppiano quando sia i genitori sia i figli sono decisi a fare a modo loro, e nessuno dei due è disposto a cedere. 
Sotto sotto, entrambi si sentono frustrati e minacciati. Gli adulti hanno l'impressione che i bambini vogliano sfidare la loro autorità, i bimbi si sentono spesso impotenti e cercano di affermare la loro autonomia e di introdurre un maggiore equilibrio di forze nel rapporto con i genitori. 





NON PUNIRE, INSEGNARE...
Le minacce e le punizioni non sono strumenti ideali per convincere i piccini a fare i "bravi". Spesso, quando i bimbi sono arrabbiati o vogliono far valere la loro indipendenza,si comportano male e non danno peso ai castighi. Invece, quelli che rispondono alle minacce e sono turbati dalle punizioni sono ansiosi di assecondarci e di riconquistare il nostro amore. Probabilmente questi soggetti reagiranno anche ad altre forme di disciplina. 
Pur producendo quasi sempre risultati immediati, i castighi hanno raramente effetti duraturi e funzionano soltanto se l'interessato attribuisce loro il giusto valore.
Insegnate a vostro figlio a fare le cose correttamente e, anche se non è sempre facile, sottolineate gli aspetti positivi della sua condotta anzichè ricorrere alle sfuriate. 
Non ponetegli mai domande impossibili come: "Quante volte ti devo dire di....?". La risposta logica a simili quesiti sarebbe: "Non lo so papà. Quante volte me lo devi dire?"...(Tim Seldin).
Non solo la scelta delle nostre azioni è importante, anche il linguaggio che utilizziamo è importantissimo. I bambini "assorbono", lo sappiamo molto bene e sono il nostro "specchio"....quindi quando vediamo in loro "certi" comportamenti o ci sentiamo dire "certe" cose, prima di reagire, chiediamoci sinceramente "Da dove sta arrivando quello che vedo o sento?", potrebbe esserci di grande aiuto come base di partenza nell'affrontare e gestire la situazione.