Scrivere disintossica la mente da angoscia e stress...
Potere della scrittura: creare testi, tenere un diario o sfogarsi sui social network aiuta a conoscersi e a superare ansia scolastica, mobbing, dolori di asma e artrite.
All'Università della California, a San Diego, hanno verificato, con uno studio pubblicato sul British Journal of Health Psychology, che gli omosessuali affrontano meglio le possibili difficoltà sociali se le mettono per iscritto, in una sorta di diario, per almeno due mesi. I tempi moderni hanno portato con sé una moltiplicazione della scrittura per piacere, come hobby. Lo dimostrano su internet i blog, i forum, il resoconto dei propri pensieri sui social network come Facebook. «Il primo approccio alla scrittura avviene quasi sempre attraverso la narrazione personale», spiega Carmen Gelati, ricercatore e docente di psicologia all'Università Bicocca di Milano. «Infatti, i primi testi dei bambini alla scuola primaria sono spesso racconti di esperienze vissute. Purtroppo il mondo del lavoro fa sì che questo genere autobiografico venga spesso abbandonato, soppiantato da relazioni tecniche e lettere formali. E quando viene riscoperto in età adulta, si rivela un piacere puro».
Parlare di se stessi, però, non significa buttar giù parole senza alcuna regola sintattica o impalcatura formale. Ogni testo, anche quello che leggeremo solo noi, ha le sue convenzioni. E i suoi obiettivi: cosa voglio raccontare, perché, come. Se mancano questi mattoni, la pagina diventa un ammasso di frasi che non portano a comprendere quello che attraversa il nostro cuore e la nostra mente, che non ci aiuta a disintossicarsi davvero dai nostri grumi interiori. Non aiuta a capirci né a farci capire. «Scrivere fa parte di quel ristretto gruppo di piaceri dell'età adulta», spiega lo scrittore Antonio Scurati, vincitore del Campiello, nel 2005, con Il Sopravvissuto (Bompiani). «Ci dice qualcosa sul significato di crescere: abbandonare i piaceri più facili per quelli più difficili è tipico del diventare grandi». Lui, che con le parole gioca per professione, non pratica «forme di scrittura privata». Perché i narratori, dice, anche quando tengono un diario lo pensano per un pubblico.
Creare romanzi per capirsi di più
Non se ne stupisce il ricercatore Gian Luca Barbieri), docente di psicologia dinamica all'Università di Parma, autore del saggio Tra testo e inconscio (Franco Angeli, 2007). «Quando si affronta il foglio bianco l'altro c'è sempre», spiega. «Anche in un diario. In questo caso il destinatario è il lettore che sta dentro di noi». Non c'è, dunque, una vera differenza tra scrivere per sé e per gli altri. E, secondo la psicoanalisi, neanche tra cimentarsi in un'autobiografia o nella narrativa. «Freud sosteneva che i personaggi di un romanzo sono parti di noi che si materializzano sul foglio», nota Barbieri. Addirittura, imbastire una storia anziché le proprie memorie, lasciare da parte l'Io e passare alla terza persona può servire a capirsi ancora di più: la distanza che separa l'autore dai protagonisti di un racconto permette di affrontare nodi che in prima persona magari non si riuscirebbe a guardare in faccia. Scrivere, comunque sia, è un viaggio interiore. E chi è pronto a partire, può tirare fuori carta e penna o il notebook e lasciare uscire le parole.
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Comunicare nella coppia
Mio marito/mia moglie non mi capisce!
Mio marito non mi ascolta/non mi ascolta!
Le donne! Chi le capisce è bravo!
Gli uomini sono tutti egoisti!
Quante volte l’abbiamo pensato?
La Comunicazione è un aspetto importante della nostra vita e in particolare della vita di coppia.
Nella coppia, così come in tutte le nostre relazioni, tutto è comunicazione.
Non sempre è facile trasmette al nostro partner un messaggio al momento e nel modo più efficace.
Nella coppia, molto spesso non si dice ciò che realmente si pensa o si prova per non offendere l’altro o per non apparire deboli, ma il messaggio “passa” attraverso la comunicazione non verbale (atteggiamenti, tono della voce, postura..etc..) o ancor peggio ci troviamo a comunicare i nostri sentimenti troppo tardi, quando siamo esasperati e ciò può creare problemi e incomprensioni, perché ci esprimiamo in termini sbagliati che possono cambiare radicalmente di significato, e così via.
Queste «comunicazioni sbagliate» sono spesso dovute a:
• mancanza di empatia: non tener conto di ciò che prova chi ci sta di fronte può essere rischioso e controproducente.
• valutazioni errate: spesso scegliamo di parlare con il nostro partner quando è stanco/a, arrabbiato (momento sbagliato) oppure parliamo d’impulso, senza ponderare le parole (parole sbagliate).
• Trarre conclusioni affrettate: non ascoltare e iniziare subito a controbattere, credendo di aver già compreso ogni cosa.
Esistono, inoltre, dei modi di comunicare specifici, che sono recepiti come provocatori e offensivi e che causano nel partner/interlocutore una forte resistenza:
• Giudicare: chiunque si senta giudicato, (moraleggiare, fare la predica, fare l’interrogatorio) tenderà a aumentare le difese (aggressività o evitamento).
• Prevaricare: lo avvertiamo tutte le volte che abbiamo la sensazione che qualcuno stia tentando dominarci e di limitare la nostra libertà d’espressione.
• Manipolare: lo percepiamo quando ci accorgiamo che il parnter/interlocutore sta cercando di raggiungere uno scopo non chiaro (ambiguità) attraverso strategie e non comunicando in modo schietto e diretto.
• Sentirsi Superiori: partire dal presupposto d’essere migliore degli altri significa interrompere qualsiasi canale di comunicazione alla pari.
Gli Stili Comunicativi
Lo stile con cui comunichiamo influenza le nostre relazioni (nel lavoro, nella vita privata); per questo può essere utile migliorare il proprio stile comunicativo, attraverso un percorso psicologico breve (training di comunicazione).
TRE STILI COMUNICATIVI
Passivo:
• Manipolazione: “lo sto dicendo solo per te…”
• Evitamento del confronto diretto: “di a tuo padre/tua madre che…..”
• Tendenza ad accusare l’Altro: “E’ solo colpa tua”!
• Rancore: “tu due anni fa mi hai detto questo e poi quello….e oi quell’altro…”
• Vittimismo: “io faccio tutto per lui/lei/loro e lui/lei/loro non si accorgono nemmeno che esisto”!
• Elevate aspettative verso gli Altri: “lo deve capire non sono io che devo dirglielo”!
Aggressivo:
• Punitivo: “o fai così o perderai la mia stima”!
• Ricerca il confronto diretto/scontro
• Dominante: “io so cosa è giusto per te”.
Sicuro
• Equilibrato: espone i fatti in modo disteso e calmo, prendendosi i tempi giusti e scegliendo il momento più opportuno.
• Onesto: condivide le sue emozioni con il partner in modo onesto, senza vergognarsi di cosa prova o desidera e senza mistificare la realtà al fine di apparire più forte/dominante o più indifeso/passivo (manipolazione).
• Cooperativo: è disponibile alla mediazione, al compromesso.
• Affronta le difficoltà.
• Sa dire di No.
• Preciso: non è mai vago, ambiguo, non confonde le idee all’altro;
• Umile: Accetta le critiche.
PREVENIRE LO STRESS
Preoccupazioni, impegni, incombenze quotidiane: il tempo sembra non bastare mai e anche le nostre risorse sembrano sempre troppo poche rispetto a quelle necessarie a far fronte alle richieste esterne.
Riuscire
a rilassarsi
e recuperare energie fisiche e mentali è importante, ecco 5
modi per imparare a gestire
e a prevenire lo stress.
1. Stabilisci le tue priorità!
Spesso
una fonte di stress è data non tanto dal carico assoluto delle cose
da fare, ma da una cattiva gestione
del tempo!
Gestire meglio il proprio tempo significa
riservare energie alle questioni più urgenti e importanti e
distoglierle da ciò che potrebbe essere tralasciato o delegato ad
altri.
2. Fai spazio
Perché
per molte persone è così difficile staccare
la mente o
praticare una tecnica
di rilassamento?
Spesso
pensiamo di doverci sforzare per reprimere
i pensieri
alla ricerca di un mitizzato “vuoto” mentale che sembra
impossibile da raggiungere.
La
nostra mente, mentre cerchiamo
a tutti i costi di “non pensare” si
ritrova ingabbiata in una contraddizione
che non sa risolvere: da un lato ci sono questioni che ci
preoccupano, dall’altra ci stiamo sforzando di allontanarle col
risultato che queste tornano ad assillarci più di prima.
Proviamo
allora a liberare la mente con un metodo apparentemente
controintutivo: passare
in rassegna tutti i pensieri
che più ci tormentano!
Ad
occhi chiusi potete richiamare
attivamente alla mente tutte le preoccupazioni,
come se doveste appuntarvele per essere sicuri di non dimenticarle;
poi immaginate una scatola, una ciotola piena d’acqua o un cassetto
dove riporle temporaneamente
perché siano al sicuro fino alla fine della vostra sessione dir
rilassamento.
3. Presta attenzione al tuo corpo
Molti
metodi di rilassamento, come il Training
Autogeno,
o il PMR Rilassamento Muscolare Progressivo, si basano su un principio
molto semplice: prestare
la massima attenzione ad ogni singola parte del corpo.
Molti
esercizi di rilassamento inducono, infatti, a concentrare
l’attenzione sui singoli distretti corporei,
questo da un lato sposta
il focus dell’attenzione
sul corpo distogliendoci dalle nostre
ruminazioni mentali; dall’altro
ci induce a percepire
con consapevolezza zone del corpo
di cui spesso non siamo consapevoli, non accorgendoci di quante
tensioni vi accumuliamo. Questo semplice esercizio già produce degli
effetti su un senso generale di rilassamento sia fisico che mentale.
4. Impara una tecnica di rilassamento
Per
ottenere i risultati migliori nel gestire lo stress una delle
soluzioni più indicate è sicuramente imparare
una tecnica di rilassamento
che possiate praticare autonomamente in ogni circostanza per far
fronte allo stress o, meglio ancora, prevenirlo. Una delle tecniche
più semplici e praticabile ovunque è il PMR Rilassamento Muscolare Progressivo di
Jacobson.
Ri-conoscere
il nostro
corpo
come
unità
biopsicologica,
permette di liberare le nostre
energie
vitali accedendo ad una dimensione di benessere i cui benefici si
rifletteranno nella nostra vita
quotidiana.5. Trova 5 minuti al giorno
Praticare
una tecnica di rilassamento, riposarci, fermarci un attimo,
ristabilire le priorità: siamo
sempre convinti di non avere tempo!
Tutti non abbiamo tempo, tutti andiamo sempre di corsa e abbiamo 1000
cose da fare, ma tutti
abbiamo 5 minuti.
Dedicare
anche
solo pochi minuti al giorno a sé stessi,
a rilassarsi e a recuperare le energie può sembrare impossibile, ma
spesso è proprio il contrario, abbiamo bisogno di dedicare tempo ad
“altro” per poterci tornare ad occupare del resto con rinnovate
energie.
Fermarsi
un attimo, significa darsi la possibilità di ripartire da zero,
invertire la rotta invece di accumulare tensioni che aggravano
esponenzialmente il carico di stress!
L'IMPORTANZA DELLE FERIE!
Secondo una recente ricerca americana, tre lavoratori su quattro non sono in grado di sfruttare in toto il loro periodo di vacanza.
L’impiegato medio usa solo la metà delle ferie che ha a disposizione, e anche chi ne utilizza l’intero ammontare tende spesso a rimanere in contatto con l’ufficio attraverso computer, tablet o cellulari. Addirittura, il 61% degli intervistati ha riportato di continuare a lavorare in vacanza.
Le ragioni riguardano la paura di rimanere indietro con le cose da fare, di perdere la promozione sperata, o addirittura il lavoro.
Insomma, i lavoratori hanno paura che la vacanza possa costar loro. Invece, è vero proprio il contrario: è il non prendersi una pausa che costerà loro in termini di benessere.
Dedicarsi del tempo lontano dal lavoro, dalla scuola, dallo stress di una vita molto impegnata è infatti cruciale per rivitalizzare la salute del vostro cervello. Negando al cervello una vacanza, automaticamente diminuirà l'abilità di pensare creativamente e risolvere problemi complessi... I pensieri fantasiosi e geniali arrivano tipicamente quando si lascia la mente libera di immaginare e di vagare e ci si allontana momentaneamente dalla routine quotidiana.
LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA
Il lobo frontale (implicato nei processi di ragionamento, pianificazione, presa di decisione e giudizio) lavora in maniera più creativa quando il cervello non è sotto sforzo e non è aggrovigliato da molteplici pensieri. Come mai? La mente, quando non è continuamente sollecitata da impegni, compiti e problemi, connette idee casualmente e le consolida a conoscenze precedenti formando nuovi pensieri che aiutano al raggiungimento di soluzioni ottimali ai propri obiettivi.
Inoltre, corpo e cervello non sono equipaggiati per affrontare periodi di stress cronico, e necessitano di pause per ricaricarsi. Quando si è sotto stress cronico, il corpo rilascia l’ormone cortisolo, e livelli di cortisolo troppo elevanti possono danneggiare l’ippocampo, area del cervello deputata alle funzioni di apprendimento e di memoria.
Ridurre lo stress è dunque la chiave per migliorare la performance cognitiva. Fare attività fisica, dormire meglio e di più, trascorrere tempo con i propri amici e intraprendere nuove avventure sono ottime strategie per ridurre lo stress. E qual è il momento migliore, se non la pausa estiva, per fare tutte queste cose?
E DURANTE L’ANNO?
Al cervello, comunque, non è sufficiente una pausa estiva. Anche durante l’anno di lavoro è importantissimo alternare momenti di lavoro a momenti di riposo e “disintossicazione”, compresa quella dalla tecnologia.
Oggigiorno la tecnologia è entrata completamente a far parte delle nostre vite; siamo perennemente connessi e, qualche volta, anche con più di un dispositivo contemporaneamente. Questa “abbuffata” di tecnologia può mettere per varie ragioni in difficoltà il nostro cervello.
Innanzitutto, attività come controllare le mail mentre si sta scrivendo un report o rispondere a un messaggio mentre si è seduti a una riunione, sono molto dispendiose a livello cerebrale, in quanto il nostro cervello non è predisposto per fare più cose contemporaneamente.
In secondo luogo, forzare la mente a passare velocemente da un compito all’altro sovraccarica il lobo frontale, riducendone la produttività e l’efficienza. Infine, secondo alcune recenti ricerche, troppo tempo online porta le persone a sentirsi in media più sole, ansiose e depresse.
Quindi: ogni tanto trascorrete un pomeriggio o una sera lontani dalla tecnologia... o almeno fare una pausa ogni tanto!!!
L’impiegato medio usa solo la metà delle ferie che ha a disposizione, e anche chi ne utilizza l’intero ammontare tende spesso a rimanere in contatto con l’ufficio attraverso computer, tablet o cellulari. Addirittura, il 61% degli intervistati ha riportato di continuare a lavorare in vacanza.
Le ragioni riguardano la paura di rimanere indietro con le cose da fare, di perdere la promozione sperata, o addirittura il lavoro.
Insomma, i lavoratori hanno paura che la vacanza possa costar loro. Invece, è vero proprio il contrario: è il non prendersi una pausa che costerà loro in termini di benessere.
Dedicarsi del tempo lontano dal lavoro, dalla scuola, dallo stress di una vita molto impegnata è infatti cruciale per rivitalizzare la salute del vostro cervello. Negando al cervello una vacanza, automaticamente diminuirà l'abilità di pensare creativamente e risolvere problemi complessi... I pensieri fantasiosi e geniali arrivano tipicamente quando si lascia la mente libera di immaginare e di vagare e ci si allontana momentaneamente dalla routine quotidiana.
LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA
Il lobo frontale (implicato nei processi di ragionamento, pianificazione, presa di decisione e giudizio) lavora in maniera più creativa quando il cervello non è sotto sforzo e non è aggrovigliato da molteplici pensieri. Come mai? La mente, quando non è continuamente sollecitata da impegni, compiti e problemi, connette idee casualmente e le consolida a conoscenze precedenti formando nuovi pensieri che aiutano al raggiungimento di soluzioni ottimali ai propri obiettivi.
Inoltre, corpo e cervello non sono equipaggiati per affrontare periodi di stress cronico, e necessitano di pause per ricaricarsi. Quando si è sotto stress cronico, il corpo rilascia l’ormone cortisolo, e livelli di cortisolo troppo elevanti possono danneggiare l’ippocampo, area del cervello deputata alle funzioni di apprendimento e di memoria.
Ridurre lo stress è dunque la chiave per migliorare la performance cognitiva. Fare attività fisica, dormire meglio e di più, trascorrere tempo con i propri amici e intraprendere nuove avventure sono ottime strategie per ridurre lo stress. E qual è il momento migliore, se non la pausa estiva, per fare tutte queste cose?
E DURANTE L’ANNO?
Al cervello, comunque, non è sufficiente una pausa estiva. Anche durante l’anno di lavoro è importantissimo alternare momenti di lavoro a momenti di riposo e “disintossicazione”, compresa quella dalla tecnologia.
Oggigiorno la tecnologia è entrata completamente a far parte delle nostre vite; siamo perennemente connessi e, qualche volta, anche con più di un dispositivo contemporaneamente. Questa “abbuffata” di tecnologia può mettere per varie ragioni in difficoltà il nostro cervello.
Innanzitutto, attività come controllare le mail mentre si sta scrivendo un report o rispondere a un messaggio mentre si è seduti a una riunione, sono molto dispendiose a livello cerebrale, in quanto il nostro cervello non è predisposto per fare più cose contemporaneamente.
In secondo luogo, forzare la mente a passare velocemente da un compito all’altro sovraccarica il lobo frontale, riducendone la produttività e l’efficienza. Infine, secondo alcune recenti ricerche, troppo tempo online porta le persone a sentirsi in media più sole, ansiose e depresse.
Quindi: ogni tanto trascorrete un pomeriggio o una sera lontani dalla tecnologia... o almeno fare una pausa ogni tanto!!!
RILASSAMENTO MUSCOLARE PROGRESSIVO DI JACOBSON
CHE COS'E' il PMR?
Il Rilassamento Muscolare Progressivo è una tecnica di "stress management", una strategia efficace per alleviare stress ed ansia; è nota anche con l’acronimo P.M.R. “Progressive Muscle Relaxation”, ed è stata messa a punto dal medico americano Edmund Jacobson negli anni '20.
APPLICAZIONI
Questa tecnica è stata adottata ripetutamente, registrando risultati efficaci, nelle seguenti condizioni:
- tensione generale molto elevata che produce sintomi specifici, quali insonnia e cefalee muscolo-tensive;
- momenti di stress elevato (lavoro eccessivo, difficoltà economiche, lavorative, familiari, affettive), nei quali possono essere accusati giramenti di testa, deconcentrazione e scarsa capacità lavorativa, affaticamento, difficoltà di addormentamento, sonno agitato;
- per chi svolge lavori stressanti o occupa posizioni di responsabilità;
- per le donne in gravidanza, in preparazione al parto;
- per il contenimento del dolore cronico;
- per i disturbi psicosomatici, migliorando significativamente la qualità della vita di chi lo utilizza regolarmente;
- nel trattamento dell’insonnia;
- per ridurre problematiche di ipertensione;
- per ridurre problemi gastrici da stress;
- per la prevenzione/riduzione dello stress;
- come riscaldamento muscolare, per la prevenzione e la riduzione di infortuni muscolari da tensione (allenamento pre-gara);
- come riscaldamento pre-esibizione nei cantanti, musicisti e attori-presentatori;
- per controllare i sintomi di balbuzie;
- per diminuire il bruxismo.
L’uso di questa tecnica è possibile ed utile fin dai primi anni di vita ed essa si è rivelata adatta anche a bambini di scuola materna e facile da insegnare anche a molti disabili.
Questa metodologia si fonda sul principio che il rilassamento e la tensione nel corpo siano due stati opposti che non possono coesistere contemporaneamente in uno stesso distretto muscolare.
COME SI ESEGUE
gli esercizi consistono nella contrazione, gradualmente più intensa, di specifici gruppi muscolari che vanno mantenuti in tensione isometrica e poi rilasciati.
L’esercizio coinvolge progressivamente (ecco perché è stato denominato “progressivo”) e in modo analitico tutti i principali distretti muscolari procedendo da braccia, gambe, busto, collo fino alla zona del viso e del capo.
OBBIETTIVI
Gli scopi del PMR sono l'auto-osservazione, l’auto-conoscenza e la regolazione delle tensioni nel proprio corpo: l’allenamento alla tensione ha la funzione di fare acquisire una maggiore consapevolezza quotidiana della presenza di tensioni muscolari che vanno rilassate, nonché della possibilità di applicare forme di rilassamento differenziale (cioè contrarre solo alcuni muscoli e mantenerne altri rilassati, se inutili in quel momento).
CONTROINDICAZIONI
Il P.M.R. è sconsigliato in caso di problematiche mediche che comportano cloni e forme di spasmi muscolari di carattere neurologico, nel caso di forme di sclerosi multipla o in presenza di altre anomalie neurologiche come parkinson, corea e problemi di carattere medico simili, nonché in presenza di lesioni muscolari.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI, CHIARIMENTI E COSTI CONTATTAMI!
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STORIELLA ZEN CONTRO LO STRESS...
Uno psicologo insegna ai suoi studenti come gestire lo stress.
Prese un bicchiere d’acqua e si avviò per la stanza, in silenzio.
Tutti si aspettavano una domanda tipo:
“E’ mezzo pieno o mezzo vuoto?”.
Ad un certo punto si fermò, alzò il bicchiere e chiese ai suoi studenti:
“Quanto è pesante questo bicchiere d’acqua?”.
Meravigliati, gli studenti hanno dato risposte tra 250 e 500 gr.
Lo psicologo risponde: il peso assoluto non importa, importa quanto tempo lo tieni alzato… Un minuto, nessun problema… Un’ora, un braccio dolorante… Un giorno, paralizza il braccio…
In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non cambia. Cambia solo il tempo.
Più il tempo passa, più diventa pesante.
Lo stress e le preoccupazioni della vita sono come il bicchiere d’acqua. Se si pensa di meno a loro, non succede quasi nulla.
Se si pensa di più, il cuore inizia a far male.
Se stai pensando a loro per tutto il tempo, paralizzano la tua mente.
Quando arrivi a casa la sera, lascia fuori le tue preoccupazioni.
Non portarle con te durante la notte.
Metti giù il bicchiere.
Prese un bicchiere d’acqua e si avviò per la stanza, in silenzio.
Tutti si aspettavano una domanda tipo:
“E’ mezzo pieno o mezzo vuoto?”.
Ad un certo punto si fermò, alzò il bicchiere e chiese ai suoi studenti:
“Quanto è pesante questo bicchiere d’acqua?”.
Meravigliati, gli studenti hanno dato risposte tra 250 e 500 gr.
Lo psicologo risponde: il peso assoluto non importa, importa quanto tempo lo tieni alzato… Un minuto, nessun problema… Un’ora, un braccio dolorante… Un giorno, paralizza il braccio…
In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non cambia. Cambia solo il tempo.
Più il tempo passa, più diventa pesante.
Lo stress e le preoccupazioni della vita sono come il bicchiere d’acqua. Se si pensa di meno a loro, non succede quasi nulla.
Se si pensa di più, il cuore inizia a far male.
Se stai pensando a loro per tutto il tempo, paralizzano la tua mente.
Quando arrivi a casa la sera, lascia fuori le tue preoccupazioni.
Non portarle con te durante la notte.
Metti giù il bicchiere.
E io aggiungo: mettete giù il bicchiere e versate ciò che c’è dentro, liberatelo, condividetelo e vedrete che il suo peso pian piano sarà sempre minore…
STRESS DA RIENTRO
L'ansia di tornare a passare tante (troppe) ore in ufficio, incomprensioni con colleghi e capo, stress da spostamenti e paura di non essere all'altezza delle aspettative, ma anche e soprattutto sbalzi di umore e insoddisfazione cronica per quel che si fa : sono alcuni dei classici sintomi della "sindrome da rientro", un insieme di stati d'animo che interessa buona parte dei lavoratori alla fine del periodo di feste e ferie.
Secondo un sondaggio, condotto su un campione di 1.100 tra uomini e donne, lo stress post-vacanze colpisce il 50% degli italiani, in forme differenti. Per 6 lavoratori su 10, fin dagli ultimi giorni di ferie il pensiero del rientro in ufficio è fonte di ansia, insieme all'idea di riprendere la vita da pendolare (32%) e la sveglia del mattino(21%).
Ma evitare di cadere in depressione o di annullare l'effetto benefico delle vacanze si può, secondo un pool di 40 esperti tra psicologi, sociologi e nutrizionisti, che hanno messo a punto una sorta di decalogo contro l'ansia da ritorno.
1) Pasti regolari: l'alimentazione è molto importante nel tenere a bada lo stress, per questo è consigliabile seguire orari regolari nei pasti e in particolare suddividerli in 5 tra spuntini e pranzi o cene.
2) Luce verde a frutta e verdura: entrambi sono ricchi di vitamine e minerali, che sono ottimi antiossidanti naturali e dunque migliorano l'afflusso di sangue ai tessuti, in chiave anti-stress.
3) Ridurre le calorie: soprattutto se si è già in sovrappeso, è bene ridurre l'apporto calorico.
4) Bere molta acqua: è importante, invece, garantire un abbondante quantitativo di acqua, che mantiene in equilibrio facoltà intellettive e umore.
5) Evitare l'acol: secondo gli esperti sarebbe meglio eliminare per un mese, al rientro dalle ferie, l'alcol, per poi reintrodurlo, in modo misurato, successivamente.
6) Gradualità: la vera chiave per evitare ansia e stress post-vacanze è proprio la gradualità, a partire dagli sforzi fisici, nonostante in molti, appena terminate le ferie, si precipitino ad iscriversi in palestra!
7) Le vecchie abitudini: è importante, secondo gli esperti, reintrodurre le "vecchie" abitudini, in modo da avere il senso di controllo del proprio tempo.
8) Pensare, prima di agire: è bene evitare la foga di voler fare "tutto e subito". Meglio invece fermarsi di più a pensare, prima di agire, senza buttarsi a capofitto nelle attività e nel lavoro.
9) Dosare le proprie forze: il senso della misura è fondamentale, anche e soprattutto nel lavoro e nel modo in cui si affrontano le scadenze. Questo non significa non lavorare, ma farlo tenendo ben presente cosa sia realmente urgente appena riprese le attività e cosa invece si può rimandare di qualche giorno.
10) Obiettivi raggiungibili: è inutile puntare troppo in alto, specie alla ripresa dell'attività lavorativa, perché si rischierebbe solo di incappare in delusioni e frustrazioni. Meglio puntare a obiettivi raggiungibili.
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