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Comunicare nella coppia

Mio marito/mia moglie non mi capisce!
Mio marito non mi ascolta/non mi ascolta!
Le donne! Chi le capisce è bravo!
Gli uomini sono tutti egoisti!
Quante volte l’abbiamo pensato?


La Comunicazione è un aspetto importante della nostra vita e in particolare della vita di coppia.
Nella coppia, così come in tutte le nostre relazioni, tutto è comunicazione.
Non sempre è facile trasmette al nostro partner un messaggio al momento e nel modo più efficace.

Nella coppia, molto spesso non si dice ciò che realmente si pensa o si prova per non offendere l’altro o per non apparire deboli, ma il messaggio “passa” attraverso la comunicazione non verbale (atteggiamenti, tono della voce, postura..etc..) o ancor peggio ci troviamo a comunicare i nostri sentimenti troppo tardi, quando siamo esasperati e ciò può creare problemi e incomprensioni, perché ci esprimiamo in termini sbagliati che possono cambiare radicalmente di significato, e così via.
Queste «comunicazioni sbagliate» sono spesso dovute a:
mancanza di empatia: non tener conto di ciò che prova chi ci sta di  fronte può essere rischioso e controproducente.
valutazioni errate: spesso scegliamo di parlare con il nostro partner quando è stanco/a, arrabbiato (momento sbagliato) oppure parliamo d’impulso, senza ponderare le parole (parole sbagliate).
Trarre conclusioni affrettate: non ascoltare e iniziare subito a controbattere, credendo di aver già compreso ogni cosa.

Esistono, inoltre, dei modi di comunicare specifici, che sono recepiti come provocatori e offensivi e che causano nel partner/interlocutore una forte resistenza:
Giudicare: chiunque si senta giudicato, (moraleggiare, fare la predica, fare l’interrogatorio) tenderà a aumentare le difese (aggressività o evitamento).
Prevaricare: lo avvertiamo tutte le volte che abbiamo la sensazione che qualcuno stia tentando dominarci e di limitare la nostra libertà d’espressione.
Manipolare: lo percepiamo quando ci accorgiamo che il parnter/interlocutore sta cercando di  raggiungere uno scopo non chiaro (ambiguità) attraverso strategie e non comunicando in modo schietto e diretto.
Sentirsi Superiori: partire dal presupposto d’essere migliore degli altri significa interrompere qualsiasi canale di comunicazione alla pari.

Gli Stili Comunicativi
Lo stile con cui comunichiamo influenza le nostre relazioni (nel lavoro, nella vita privata); per questo può essere utile migliorare il proprio stile comunicativo, attraverso un percorso psicologico breve (training di comunicazione).
 
TRE STILI COMUNICATIVI
 
Passivo:
• Manipolazione: “lo sto dicendo solo per te…”
• Evitamento del confronto diretto: “di a tuo padre/tua madre che…..”
• Tendenza ad accusare l’Altro: “E’ solo colpa tua”!
• Rancore: “tu due anni fa mi hai detto questo e poi quello….e oi quell’altro…
• Vittimismo: “io faccio tutto per lui/lei/loro e lui/lei/loro non si accorgono nemmeno che esisto”!
• Elevate aspettative verso gli Altri: “lo deve capire non sono io che devo dirglielo”!
 
Aggressivo:
• Punitivo: “o fai così o perderai la mia stima”!
• Ricerca il confronto diretto/scontro
• Dominante: “io so cosa è giusto per te”.

Sicuro
• Equilibrato: espone i fatti in modo disteso e calmo, prendendosi i tempi giusti e scegliendo il momento più opportuno.
• Onesto: condivide le sue emozioni con il partner in modo onesto, senza vergognarsi di cosa prova o desidera e senza mistificare la realtà al fine di apparire più forte/dominante o più indifeso/passivo (manipolazione).
• Cooperativo: è disponibile alla mediazione, al compromesso.
• Affronta le difficoltà.
• Sa dire di No.
• Preciso: non è mai vago, ambiguo, non confonde le idee all’altro;
• Umile: Accetta le critiche.
 
 

E’ giusto non separarsi per amore dei bambini?



Accade sempre più spesso. Due persone si incontrano, s’innamorano e mettono al mondo dei figli. Poi accade qualcosa che mette in crisi il loro rapporto. La crisi non si risana ma a separarsi non se ne parla perché ci sono di mezzo i bambini. E la vita continua tra incomprensioni, bugie, sofferenze…
Una prigione che, forse, non ha motivo di esistere.

E’ giusto rimanere insieme solo ed esclusivamente per via dei figli? Verrebbe da rispondere di sì perché un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà vicino, ha bisogno di punti di riferimento ben precisi. Sacrificarsi per i figli viene spontaneo e il solo pensiero di ferirli con qualche nostra azione ci fa tremendamente male.
Sbaglia di sicuro chi, in una situazione simile, non cerca di comprendere la crisi e si lascia vivere da essa, chi attribuisce tutte le colpe all’altro e non vuole rileggere e capire cosa è accaduto, chi non ha intenzione di mettersi in gioco. La relazione è una questione di coppia e se qualcosa in questa relazione va storto entrambi i componenti sono i responsabili: il tradimento, la violenza, l’incomprensione, la noia… avvengono perché vi sono le condizioni per poterle attuare. Non vi sono vittime o carnefici, solo parti attive di una relazione che sta andando in quella direzione e non in un’altra.
Comprendere questo è già un primo passo verso una maggiore serenità.

E’ di fondamentale importanza, poi, attuare strategie per conoscere davvero noi stessi e chi abbiamo vicino. La crisi arrivata è messaggera di verità nascoste che ormai è ora di conoscere. Ognuno può scegliere i metodi più adatti per intraprendere questo cammino: terapia di coppia, più tempo da trascorrere insieme, più verità dette… può accadere però in alcuni casi che una separazione sia l’unica via percorribile.
Spesso, proprio perché si protrae troppo una situazione invivibile, si arriva e talvolta si supera il limite della sopportazione: a questo punto non ci sono le basi per alcun percorso costruttivo individuale e di coppia, è necessario allontanarsi fisicamente per poter conquistare queste basi.

Decidere di non vivere più insieme non è un fallimento ma un modo giusto per poter allontanarci, temporaneamente o meno, da una situazione insopportabile: l’allontanamento fisico spezza i meccanismi di una relazione problematica, ci aiuta a canalizzare le energie non più nel recitare la solita parte all’interno della relazione (parte che ci consuma fisicamente e mentalmente) ma nella comprensione di noi stessi e dell’altro.
Per mettere a fuoco un’immagine è necessario allontanarsi da essa, altrimenti ne risultiamo come fusi, ne perdiamo i confini, non riusciamo a vederla bene, a capire se ci suscita emozioni negative o positive. Per poter essere ben svegli dobbiamo aver dormito un tot di ore allontanandoci da noi stessi, per poter amare la presenza di qualcuno dobbiamo sentirne la mancanza…

Decidere di separarsi è una decisione davvero difficile. Ci si sente di aver fallito, di aver investito in un progetto che ora sta andando in fumo. Il vero fallimento però non è questo ma il continuare a vivere la relazione per non sentirsi dei falliti.
Se vi siete giocati tutti voi stessi, se avete provato varie strategie per conoscere l’altro… insomma se le avete provate davvero tutte ma non ne venite fuori, separatevi serenamente...
Come qualsiasi altro cambiamento della vita ciò porterà a sofferenza, fatica, sconvolgimento. Ma i cambiamenti portano arricchimento ed è l’immobilità che invece rende sterili, rabbiosi, infelici.
A volte bastano pochi mesi di separazione per comprendere quanto ancora siete legati al vostro compagno o alla vostra compagna e di conseguenza vi rimetterete in cammino insieme in modo diverso ma di sicuro in modo più costruttivo, altre volte la separazione vi farà stare bene come non mai perché vi sentirete liberati e questa vostra serenità vi aiuterà a mettere la parola fine alla relazione con il vostro partner.

Se fino a questo punto il ragionamento può filare liscio ciò che mette in difficoltà ad agire verso la separazione è la questione dei figli.
Molte persone decidono di non separarsi per il benessere dei propri bambini. Ma i bambini avranno sempre una mamma ed un papà anche se separati: ciò che cambia è la relazione di coppia non quella genitoriale! E la relazione di coppia non ha nulla a che vedere con i propri figli. Se state pensando che anche la relazione di coppia è importante per i bambini perché devono avere un esempio di relazione tra due persone per poterla ricercare da grandi, chiedetevi se siete davvero la relazione di coppia che volete augurare loro di vivere da grandi.
Certo il bambino andrà incontro ad un grande cambiamento ma la vita è cambiamento! E se gestito nel migliore dei modi, come qualsiasi altro cambiamento, ogni componente della famiglia ne uscirà sereno.

Due persone che si allontano in tempo (prima di arrivare alla guerra che scaturisce per forza in seguito ad una convivenza forzata), lo fanno in modo pacifico, condividendo ancora l’educazione dei figli, mantenendo una linea educativa simile che garantisce al bambino sicurezza e serenità.
Se vivete la separazione come una guerra allora sì che il bambino ne soffrirà ma soffrirà anche durante i vostri litigi, i vostri sotterfugi, le vostre bugie da non separati… il problema non è la separazione in sé ma come viene vissuta!

L'INTIMITA' NELLA COPPIA


Harrison e M.G. Cancrini in “Potere in amore” affermano:
“Il sistema coppia è un animale a quattro zampe: le quattro zampe sono: lui, lei, il modello di coppia che ha lui e le sue aspettative; il modello e le aspettative di lei. L’organizzazione di questi quattro elementi costituisce una coppia”.
 
Sicuramente una definizione chiara per gli addetti ai lavori ma che poco ci dice delle tante e varie sfaccettature con cui una coppia si forma e si mantiene nel tempo. Due persone per considerarsi coppia devono poter condividere tre aspetti strettamente connessi tra loro: l’aspetto sessuale, emotivo e sociale.
L' aspetto emotivo è prettamente legato al dialogo sincero che le persone riescono a stabilire tra di loro. Questo permette all'uno nei confronti dell'altro di svelarsi per quello che realmente si è, presupposto essenziale per sentirsi visti, riconosciuti e sostenuti dall'altro nei nostri bisogni.
L' aspetto sessuale accompagna la comunicazione emotiva e diventa, oltre che il modo per soddisfare i propri bisogni, e desideri sessuali, il luogo in cui sentire e riconoscere una maggiore vicinanza dell'altro. Infine, l' aspetto sociale e' relativo ai contesti di vita che ciascun membro della coppia frequenta, e la capacità di questi di condividere amicizie e interessi, entro un medesimo contesto.
David Schnarch, sessuolo e psicologo clinico americano, ritiene che per mantenere nel tempo una relazione di coppia occorra mostrarsi all'altro come realmente si è, senza paura di sentirsi rifiutati e, al tempo stesso, essere sufficientemente sicuri da non rinunciare alla propria identità per soddisfare i desideri del partner.
Mostrarsi come realmente è, può richiedere un lento e graduale processo di riconoscimento dei propri bisogni, ci sono persone così abituate a mettersi da parte, che arrivano quasi a non sentire più i propri vissuti interiori. In questi casi, può succedere che si manifesta un sintomo, che sta ad indicare un malessere all'interno della coppia e che spesso è più facile riconoscerlo all'interno della sfera sessuale, dove viene a mancare il desiderio, oppure l'atto sessuale.
La terapia di coppia costituisce un territorio di confine tra l'individualità, la coppia e la famiglia. Mondi diversi e sommersi si incontrano e scontrano; un po' come avviene per i movimenti assestanti della terra a seguito di un terremoto.
I modi e i motivi con cui i coniugi si scelgono sono tra i primi interessi del terapeuta; che valuta l'età dei partecipanti, il contesto storico e familiare in cui la scelta del partner è avvenuta. Il fascino è scoprire che non si è fermi ma in una continua evoluzione, e che a distanza di anni una motivazione è stata sostituita da altre, che contribuiranno a mantenere vivo e saldo il legame.
La terapia di coppia costituisce una delle forme più affascinanti e valide di aiuto per i coniugi e conviventi, che si sono arenati alla deriva del loro progetto di vita insieme; il terapeuta costituisce quel terzo elemento con cui entrambi possono confrontarsi, distanziarsi, allearsi e rispecchiarsi. Quando i coniugi decidono di intraprendere una terapia di coppia dovrebbero essere disposti a mettere in discussione i propri punti di riferimento; non ha importanza se poi ognuno tornerà sulle proprie posizioni, ma è fondamentale aver compiuto un tragitto insieme in cui ci si è messi in discussione, condividendo parti di se con l'altro e riflettendo su se stessi e sulla coppia con un terzo: il terapeuta.
Avvertire la concreta e reale possibilità di cambiare, di buttare via parti di se o di scegliere di tenersele strette, ci fa sentire di esistere e di far parte di quell'affascinante viaggio che si chiama vita e che non può esservi se non insieme ad altri.
 
 

COME RIMANERE SE STESSI NELLA COPPIA



Quanto è giusto e quanto riusciamo ad affermare di noi nel rapporto con il partner?
Riuscire ad essere se stessi all’interno di una relazione stabile è un compito faticoso da realizzare, ma necessario perché è riconosciuto che una relazione sentimentale resta attiva e viva quando entrambi i partner si prendono cura del legame ma nello stesso tempo proteggono e sviluppano il proprio sé e la propria individualità.
 
Momenti di crisi sono facilmente legati alla difficoltà di trovare un equilibrio tra individualità e relazione: se viene dato poco valore all’espressione o alla libertà individuale è facile sentirsi oppressi o soffocati, se ci si sbilancia al contrario e ognuno tende a perseguire obiettivi personali, magari ci si chiude nel proprio mondo e ci si allontana. Si è continuamente alla ricerca di un equilibrio intermedio tra questi due poli.
 
Passato il momento iniziale – se la coppia riesce a superare la fase di innamoramento se concorda su alcuni punti fondamentali e si trasforma in una coppia stabile, dove vivere sentimenti più pacati ma più forti – si comincia a contrattare più o meno consapevolmente e direttamente su quelle che sono le regole da rispettare, gli obiettivi e i progetti da perseguire i tempi e gli spazi personali, quali percorsi intraprendere.
 
 
Quanto si riesce effettivamente a farlo?
Quello dell’affermazione personale è un aspetto particolare, a volte crediamo di volere una cosa e quando siamo in una relazione ne vogliamo o facciamo un’altra. Abbiamo cambiato programma, ci stiamo facendo condizionare dall’atteggiamento del partner o cosa?
Se il nostro obiettivo era puntare alla carriera, come mai ci ritroviamo a casa ad aspettare che lui o lei rientri, o al contrario, se volevamo una famiglia numerosa come mai ci troviamo continuamente fuori per lavoro?
 
Non è facile costruire un percorso consapevole condiviso. Aiuta conoscersi, avere un’idea abbastanza chiara di se stessi, avere un’idea abbastanza chiara dell’altro come persona che potrebbe volere cose diverse, avere la forza di esporre le proprie esigenze e i propri obiettivi, senza preoccuparsi troppo di dispiacere, deludere, o comunque attivare l’altro.
A volte certi meccanismi non sono per niente consapevoli.
 
Se lui ha lasciato la sua casa per andare a convivere con lei in una città che non conosce e poi lei trova un lavoro che la porta lontano da casa anche per una settimana, magari si sentirà un po’ solo, forse un po’ tradito, un po’ abbandonato se pur contento che lei abbia trovato l’impiego che voleva. Gli sembrerà però, di essersi lasciato condizionare troppo dalla relazione e di essersi un po’ trascurato.
 
A volte non c’entrano i partner ma la propria capacità di definirsi nella relazione. Magari in coppia subentrano bisogni diversi e il gusto del caffè diventa secondario al sentimento di conferma, o di accudimento, o di protezione, o di altro, che farsi portare un caffè può significare.
In un percorso di coppia ideale, nel tempo si dovrebbero trovare equilibri sempre più sofisticati tra individualità e relazione.
 

Amore patologico, come capirlo?

Gli amori difficili sono caratterizzati da una grande intensità emotiva che manca di solito nelle relazioni più normali. Per questa ragione, anche se il rapporto procura più sofferenza che gioia, chi ne è coinvolto non riesce ( e spesso non vuole) rinunciare a quello che considera un grande amore.
Come capire allora se le difficoltà che si sta vivendo con il proprio partner fanno parte delle inevitabili problematiche di coppia oppure sono il segnale che stiamo vivendo un rapporto dannoso per il nostro benessere psicologico?
La risposta è che gli amori patologici hanno delle caratteristiche ben precise che li differenziano dagli amori più “sani”:

Il rapporto fa soffrire
La sofferenza che si prova nella relazione è il primo indice che qualcosa non va come dovrebbe andare
Nessun rapporto è esente da momenti di crisi, incomprensioni e conflitti ma l’amore quello sano ha una funzione riparativa e terapeutica: chi vive un rapporto di coppia appagante si sente più sereno e sicuro di sè, ha più energia, lavora meglio.
Al contrario un rapporto patologico influisce pesantemente sul benessere psicologico e sull’autostima: chi vive un amore malato sta male, diventa insicuro e depresso e spesso si concentra ossessivamente sul rapporto a scapito del lavoro e della vita quotidiana.
Ma sebbene il rapporto provochi un elevato grado di sofferenza e di umiliazioni , chi ne è coinvolto non riesce a porre fine alla relazione.



Più mi umili, più ti amo
La caratteristica peculiare degli amori patologici è che il maltrattamento fisico e psicologico del partner (anche la freddezza può essere una forma molto sottile di maltrattamento) sembra far innamorare di più l’altro partner. Anzi, più il partner che ” ama di meno”si dimostra distaccato e insensibile, più l’ altro sembra coinvolgersi sentimentalmente e aggrapparsi alla relazione.
I rapporti patologici hanno una componente ossessiva: anche se il partner fa soffrire, lo si vuole ad ogni costo.

Si vive sperando che lui/ lei cambi
Un altra caratteristica del rapporto patologico è che è un rapporto vissuto più nella fantasia che nella realtà.
In altre parole, la relazione non è valutata per quello che dà effettivamente ma per quello che potrebbe dare se si verificassero certe condizioni ( per esempio se lui lasciasse la moglie, superasse la fobia dell’impegno, ecc).
I momenti felici sono pochi, si vive nell’attesa che qualcosa succeda e che il partner cambi: spesso chi è coinvolto in una relazione patologica è più attratto dal potenziale del partner che della persona reale che ha davanti.
Raramente il partner viene visto per quello che è, a volte viene messo su un piedestallo e idealizzato, più spesso si sta con lui/lei sperando di cambiarlo grazie all’ amore incondizionato.

Rapporti di amore/ odio
Un’altra componente dei rapporti patologici è l’ambivalenza affettiva.
L’ambivalenza ( ovvero la coesistenza di sentimenti positivi e negativi verso la stessa persona) è una caratteristica di tutte le relazioni umane ma negli amori malati l’ambivalenza è particolarmente accentuata.
Con il partner si crea spesso una complicata relazione d’amore e odio,, attrazione e repulsione, che rende ancora più difficile valutare con serenità il rapporto e prendere delle decisioni.
E’ comune dipendere affettivamente dal partner e allo stesso tempo non avere un opinione positiva di lui, non stimarlo, non fidarsi di lui.

Le dinamiche di coppia sono rigide
Un’altra caratteristica dei rapporti patologici è la rigidità dei ruoli e delle dinamiche di coppia.
Nei rapporti” sani” i partner rivestono diversi ruoli a seconda della situazione: amici, complici, amanti e capaci di prendersi cura dell’altro nei momenti di crisi e di difficoltà.
Nei rapporti felici i componenti della coppia sanno scambiarsi i ruoli : entrambi danno e prendono a seconda delle circostanze.
Nelle relazioni patologiche ,invece, i ruoli sono pochi e rigidamente stabiliti, per esempio:
  • la coppia è bloccata in una dinamica genitore/ figlio: la moglie fa la bambina, il marito ricopre un ruolo genitoriale e nel matrimonio manca la sessualità
  • Oppure se ci sono figli, i coniugi si relazionano tra loro solo come una mamma e un papà e non come una coppia di persone che si amano
  • Ma soprattutto, l’incapacità di scambiarsi i ruoli è indice di una grave difficoltà nella coppia : per esempio, lui evita l’intimità e si comporta in modo sfuggente e lei insegue e chiede vicinanza e impegno
  • Oppure uno dei due che impone le regole e l’ altro che subisce, uno che dà e l’ altro che prende, uno che tradisce e l’ altro che, pur soffrendo, accetta i tradimenti.
  • Si litiga sempre per le stesse cose
  • L’amore è creativo: nei rapporti sani le persone riescono a mediare tra le esigenze reciproche, a trovare delle soluzioni ai conflitti ( o a tollerare il disaccordo) mentre nei rapporti patologici avviene l’esatto contrario.
  • Si litiga sempre per le stesse cose: nel rapporto manca la comunicazione, l’ ascolto e la comprensione reciproca che faciliterebbero la soluzione dei conflitti.
  • Nella coppia si verificano sempre le stesse dinamiche disfunzionali: per esempio, la moglie chiede più intimità e il marito, sentendosi soffocare, scappa.
  • Ma più lui è sfuggente, più lei si sente abbandonata e chiede rassicurazioni, più lei chiede rassicurazioni, più lui si sente oppresso e scappa e cosi via.. in un circolo vizioso da cui diventa veramente difficile uscire.
  •  
Il rapporto non cresce
I rapporti sani comportano una crescita sia individuale che del rapporto che permette ai partner di creare un legame sempre più profondo.
I rapporti patologici, invece, stagnano oppure involvono.
Dopo tanti anni, il rapporto malato non cresce ma rimane bloccato nello stesso punto ( per esempio non si riesce a decidere di stare insieme seriamente ) oppure il rapporto si logora lentamente fino a morire di morte naturale.
 
 
 
 

Come riconoscere un amore tossico


Molte persone, coinvolte in un amore che li fa soffrire, fanno tutto il possibile per migliorare il rapporto senza riuscirci: l’impegno e la volontà non sortiscono nessun effetto e l’amato/a continua a comportarsi sempre nello stesso modo. Anzi, nega che ci sia un problema di relazione, rifiuta di prendersi la sua responsabilità per le difficoltà di coppia e non è disposto a fare nulla per salvare il rapporto.

 
Questa dinamica è molto comune nelle coppie in cui uno dei due partner ha gravi difficoltà relazionali e di intimità ( se non una patologia vera e propria).
I rapporti appaganti richiedono che entrambi i partner abbiano raggiunto un certo grado di equilibrio e di maturità psicologica.

 
La capacità di amare è subordinata all’acquisizione di una sufficiente maturità psicologica.
In sintesi, se uno dei due partner ha dei problemi psicologici e relazionali, il rapporto non potrà che diventare difficile e problematico.
Non si può avere una relazione serena ed equilibrata con una persona che non è in grado di amare e di stabilire delle relazioni positive con gli altri.

 
Poche persone sanno che la capacità di amare è uno dei requisiti che gli psicologi utilizzano per valutare il grado di salute psicologica e che esistono delle patologie ( come il narcisismo) in cui la capacità di stabilire delle relazioni affettive gratificanti è gravemente compromessa.
Non sempre il partner di una persona problematica, è altrettanto problematico: spesso le persone coinvolte in un amore che fa soffrire hanno avuto in precedenza relazioni ” normali”, ma la relazione in cui sono coinvolte sembra avere il potere di attivare delle loro problematiche irrisolte rimaste latenti fino a quel momento.
Altre volte è l’interazione tra i componenti della coppia che tira fuori il peggio in entrambi: entrambi “funzionano” peggio insieme di quanto non farebbero separatamente.
Succede così quando si incontrano due persone con due nevrosi opposte e complementari ( es: sadico e masochista).
In questo caso il rapporto rischia di essere indissolubile in quanto gli aspetti disfunzionali dell’uno alimentano gli aspetti disfunzionali dell’ altro.
 
 

Come fare per porre fine a una relazione patologica?


1) Capire che è una relazione malata
Il primo passo (che non è per nulla semplice) è ammettere con se stessi che in quel rapporto si sta male.
Spesso la persona coinvolta in una relazione distruttiva attiva dei meccanismi di difesa per soffrire meno, quindi tende a minimizzare o a giustificare le mancanze di rispetto del partner ( lui mi tradisce ma in fondo so che mi ama, sparisce per giorni ma so che ritorna, ecc).
E’ importante è iniziare a guardare la situazione in n modo obiettivo e in questo può aiutare il confrontarsi con coppie che hanno dei modelli di relazione più appaganti.
 
 
2) Rinunciare all’illusione di cambiare l’ altro/a
Il secondo passo è quello di rinunciare all’illusione di cambiare l’altro/a. L’illusione di poter cambiare l’ altro nasce dalla convinzione inconscia di poter avere un controllo sul comportamento del partner ( per cui se lui non mi ama èperchè riesco a farlo innamorare, se lui mi tradisce è perchè non sono abbastanza femminile, e via dicendo).
Pertanto, bisogna prendere consapevolezza che il modo in cui il partner ci tratta non dipende da quello che noi siamo, ma da dipende da quello che lui/ lei è.
Il problema non è che il partner non ci ama ma non ci ama perchè non è in grado di amare.
Quando si comprende che il comportamento del partner dipende da problematiche sue sulle quali non possiamo avere nessun controllo, diventa più facile disinvestire in una relazione che provoca solo sofferenza.
 
 
3) Ricostruire l’autostima
Il terzo punto per liberarsi da un amore patologico è cominciare a ricostruire la propria autostima, cercando altre aree di soddisfazione oltre al rapporto.
Bisogna lavorare per ridurre gradualmente la propria dipendenza dal partner da tutti i punti di vista: economico,materiale, affettivo, investendo sulla propria crescita personale e coltivando amicizie, interessi, il lavoro e la spiritualità. Se non si riesce ad uscire da soli un amore patologico, bisogna farsi aiutare.In questi casi può essere indicata una terapia psicologica che aiuti a comprendere quei meccanismi psicologici che ci tengono legati a una situazione distruttiva.

 
 

LE FASI DELLA PERDITA... QUANDO UNA STORIA FINISCE

Quando finisce una relazione, sia che sia stata una conoscenza “particolare”, l'amore della vita, la convivenza o il matrimonio, è sempre un'esperienza dolorosa, che mette alla prova chiunque si trovi ad affrontarla. In queste occasioni le frasi fatte si sprecano: “Morto un papa se ne fa un altro!”, “Non ci pensare!”, oppure “Con il tempo passerà!”.
Nessuna di queste sembra però poter aiutare la persona che in quel momento soffre per la fine del suo amore, essa sa bene che sono frasi dette da persone che non stanno passando quello che stiamo passando noi, che non soffrono l'abbandono e l'angoscia e sortiscono l'effetto contrario, ci fanno arrabbiare e ci fanno sentire ancora più soli.
È essenziale che in un momento come questo, concentriamo le attenzioni su noi stessi perché è normale essere vulnerabili dopo un abbandono e che ci concediamo del tempo per riprenderci dall'accaduto.


Affrontare le fasi della perdita

Il medico psichiatra Elizabeth Kubler-Ross si interessò a lungo del percorso che viene intrapreso quando si elabora un lutto, e per molti versi questo percorso è analogo a quello che ogni persona intraprende quando una relazione amorosa finisce.
  1. Il cammino comincia con una fase di negazione, in cui ci si rifiuta di accettare l'amara verità e la nostra psiche ci protegge dal vedere che quello che avevamo costruito con il nostro amato/amata finora, è svanito. I sogni, i progetti, le aspettative che il nostro partner rappresentava, vengono di colpo cancellate e ci si chiede come sia possibile che quello che avevamo costruito insieme finora sia crollato irrimediabilmente. Sopratutto durante questa fase, è necessario accettare che nella vita nulla è certo e che si può far ordine solo con il disordine. Così come durante il cambio di stagione, mettiamo in ordine nel nostro disordinato armadio, cosi dopo un periodo nella nostra vita particolarmente disorientato, tornerà la stabilità.
  2. La fase della negazione può durare alcuni minuti o alcuni giorni e viene seguita da quella della rabbia in cui invece si realizza quanto accaduto e un' energia oscura e minacciosa ci pervade, che deriva dal senso di abbandono percepito. La rabbia può essere diretta verso il nostro partner, verso le persone che ci circondano e verso noi stessi, colpevolizzandoci per non aver capito, per aver sbagliato, dimenticandoci che spesso vediamo nell'altro ciò che noi stessi vogliamo vedere. Cosa si può fare per superare questa fase? Scrivere. Scrivere di tutta l'ira che proviamo, da dove deriva e perché. Dobbiamo buttar fuori la rabbia che ci attanaglia, permettendo di distaccarcene.
  3. Si arriva quindi alla fase del patteggiamento, della riparazione. Ci si chiede cosa avremmo potuto e cosa potremmo fare per riparare la situazione. I “se avessi fatto...”, “se mi fossi comportato/a...” diventano i tarli che ci perseguitano.
  4. Ma non si può cambiare il passato e faticosamente dobbiamo guardare al futuro, arrivando alla fase della depressione, del dolore che ci avvolge e che non ci lascia possibilità, se non quella di arrenderci ad esso, aspettando che passi. Il dolore non si può guarire ma va lasciato scorrere e spesso in questa fase si tende ad ignorarlo, pensando che in questo modo svanisca più velocemente. Si evita di pensare a lui/ lei, si evitano i posti che ci legano alla nostra storia, ci si butta a capofitto nelle attività quotidiane, ma in realtà più evitiamo, più rimaniamo legati, perché proprio evitando qualcosa ci ricordiamo che essa è sempre lì. E' solo cominciando a soffrire che si smetterà di farlo. È questa la fase in cui dobbiamo ricordarci ciò che c'era di bello nella nostra storia, gli episodi che ci hanno fatto piacere, i ricordi che amiamo ripercorrere. Come il cantautore Niccolò Fabi scrive “così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione... ma in mezzo c'è tutto il resto” così anche noi dobbiamo fare pace con il nostro dolore e con i nostri ricordi.
  5. Per ultimo, la fase dell'accettazione, in cui finalmente diveniamo l'unica persona indispensabile a noi stessi, ci apriamo a nuove esperienze e a nuovi orizzonti. La guarigione non arriva dall'oggi al domani, bisogna cercare di concentrarsi su se stessi e accettare che ci potranno essere delle ricadute, dei momenti in cui il dolore riaffiorerà. Ma come dice sempre Fabi, finalmente potremo ricominciare a “silenziosamente costruire”.

SUPERARE LA FINE DI UNA STORIA

La fine di una relazione causa dolore, la donna vive l’impatto della separazione come se si trattasse della morte di una persona amata e l’uomo crede che tutto sia terminato, che il mondo gli sia caduto addosso e che non avrà più ulteriori opportunità di incontrare il grande amore.
Quando termina una relazione la maggioranza delle persone sente come un grande vuoto e vive la situazione come un fallimento. Molti semplicemente sono solo troppo pigri per dover iniziare tutto da zero. 

              
Ecco alcune idee che normalmente mi confidano le persone che vengono in terapia e che hanno sofferto di una separazione e cercano aiuto.

“Il tempo passa ma il dolore non se ne va”
Molte persone desiderano dimenticare il compagno di anni di vita in pochi mesi, ma è semplicemente impossibile. Qualcuno si da alla pazza gioia nel tentativo di affrontare la vita con una prospettiva totalmente diversa da quella che si aveva prima, la persona si butta in nuove avventure secondo il vecchio detto: “chiodo scaccia chiodo”: questa tecnica funziona per ben pochi, quando finisce la pacchia il dolore sembra peggiorare e la mancanza dell’essere amato si sente ancora più forte.
Cerchiamo invece di accettare il dolore, viverlo e non tentare di sostituire l’amore perso con una avventura. Poco a poco saremo capaci di liberarci completamente della sensazione di perdita e così riprendere, se lo desideriamo, la ricerca di una persona a cui dare il nostro amore senza riserve e senza i fantasmi del passato.

“Non merito quello che mi sta accadendo”
La posizione della vittima abbandonata non risolverà il conflitto interiore. Quando una relazione termina entrambe le parti ne hanno la responsabilità. La cosa più utile è analizzare quali sono stati i nostri errori per tentare di non commetterli in futuro. 
              
“Non posso accettarlo”
È perfettamente comprensibile che ci costi molto accettare una realtà per molti versi dura, che non avremmo desiderato, ma più tardi accettiamo il cambiamento più tempo perderemo prima di liberarci del dolore ed aprirci totalmente ad un nuovo amore. Assumere atteggiamenti del tipo: “non è successo niente” o vivere nell’illusione di una possibile riconciliazione in un futuro che non avverrà mai è una forma di auto-tortura psicologica; anche se nella prima fase della rottura la negazione, l’ira, l’odio e la depressione sono risposte abbastanza comuni. 
              
“La colpa è tutta mia”
Anche se probabilmente alcune persone hanno una responsabilità maggiore di altre nella fine della relazione, è certo che continuare a fare pensieri auto-denigranti non risolverà il problema ma addirittura ci chiuderà in un cerchio portandoci all’immobilismo. Se la relazione è definitivamente terminata ci resta solo di trarre esperienza dagli errori commessi per affrontare le nuove relazioni da un punto di vista più maturo.

“Non incontrerò mai più una persona come lui/lei”
Probabilmente è così, non esistono al mondo due persone identiche, tutti abbiamo diverse virtù e difetti ma questo non vuol dire che non incontreremo un altra persona, diversa, ma che giungeremo ad amare con la stessa intensità, forse anche proprio perché diversa.
La fine di una relazione implica momenti di tensione, angustia, depressione, nostalgia ma è sempre superabile a patto che si viva come un cambiamento in più che dobbiamo affrontare nella vita e dal quale dobbiamo uscire rafforzati e con una maggiore maturità emotiva per affrontare le relazioni future.

DIFFERENZA TRA ATTRAZIONE E AMORE


Qual è la differenza tra sentimento ed emozione? Tra amore e attrazione? Insomma come nasce il vero amore?


Innanzitutto per capire la differenza tra emozione e sentimento possiamo fare un esempio: due fidanzati si scambiano il “primo bacio”… il sentimento è diventato così intenso che ha portato con sé una commozione organica, ossia un cambiamento fisico prima, durante o dopo il fatidico bacio. Il cuore ha iniziato a battere più velocemente, il corpo ha reagito scatenando una serie di reazioni ormonali… Ecco definita un’emozione.

LE EMOZIONI

L’emozione è qualcosa di intenso che dura un tempo limitato (nella maggior parte delle volte) e che imprime un cambiamento fisico nel nostro corpo, mentre il sentimento suscita in noi una reazione tranquilla, che non altera il ritmo né la normalità fisiologia.
Il vero problema dei sentimenti e delle emozioni è che bisogna conoscere come si originano, come modificano il nostro stato, quali sono le cause, le occasioni che le suscitano, le disposizioni che le intensificano.
Secondo lo psicologo Paul Ekman, nell’individuo sono in realtà insite sin dalla nascita delle emozioni di base: gioia, rabbia, tristezza, disgusto, paura e vergogna
Secondo una recente definizione dello studioso di emozioni Robert Plutchik, quelle definite primarie sono otto e divise in quattro coppie: la tristezza e la gioia, la rabbia e la paura, il disgusto e l’accettazione, la sorpresa e l’attesa.


I SENTIMENTI

Si considerano invece sentimenti quegli stati d’animo, ossia una condizione cognitivo-affettiva, che durano di più rispetto alle emozioni dato che possono rimanere attivi per un periodo più lungo e che presentano una minore incisività rispetto alle emozioni.

QUAL E0 LA DIFFERENZA TRA AMORE E ATTRAZIONE?

La differenza fra amore e attrazione fisica risiede nel fatto che l’attrazione è una condizione emotiva momentanea sollecitata da uno stimolo e, quando si ripete e perdura nel tempo in risposta ad un medesimo stimolo, diviene un sentimento consolidato e rivolto stabilmente ad una specifica persona: ecco arrivare l’amore.
Insomma l’insieme delle emozioni che si provano nel periodo dell’innamoramento deve essere presente per un certo periodo per consolidarsi e mutare in amore: è quindi necessario che le emozioni iniziali durino e mutino per divenire un sentimento e andare oltre l’attivazione psicofisica iniziale, legata principalmente all’attrazione per l’altro.
Perchè l’amore rimanga tale tutte queste componenti non devono venire meno: affetto, attrazione fisica, complicità, desiderio di condividere, progettualità, esclusività del rapporto.


QUANDO FINISCE L'AMORE?

  • Se manca l’affetto e l’interesse per ciò che è il Bene dell’altro non è più amore
  • Se manca l’attrazione fisica diventa un’amicizia
  • Se mancano la complicità e il desiderio di condividere l’amore diventa una simpatia platonica
  • Se manca la progettualità diventa una relazione utilitaristica incentrata sul presente e sulla gratificazione che si trae dall’altro
  • Se manca l’esclusività diventa un sentimento condivisibile molto più simile alla sola attrazione che si può provare per più persone.
  • Anche lo squilibrio di un elemento rispetto ad altri può modificare la natura del sentimento:
  • Se tutto ruota attorno all’affetto il rapporto è amicale, fraterno, fra due persone che sono affezionate e si vogliono bene, ma non si amano
  • Se prevale l’attrazione fisica e la ricerca della gratificazione sessuale si ha una rapporto di tipo o utilitaristico o fortemente connotato in senso narcisistico
  • Se prevalgono complicità e condivisione i due partner sono orientati ad un obiettivo e la loro è un’impresa (o un’azienda, se hanno una famiglia)
  • Se prevale l’esclusività con l’allontanamento di tutte le altre persone cui si è normalmente legati da vincoli d’affetto (amici, parenti) si sta realizzando una simbiosi che rimanda evolutivamente al rapporto mamma-neonato.

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Una premessa è d’obbligo quando si parla di dipendenza affettiva: ognuno di noi è dipendente in qualche misura dagli altri, tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, di conferme e ammirazione da parte degli altri, per sostenerci e per regolare la nostra autostima. La vera indipendenza non è né possibile né auspicabile. Ma la dipendenza affettiva può raggiungere una forma così estrema da diventare patologica.
In questi casi la persona non è in grado di prendere delle decisioni da sola, ha un comportamento sottomesso verso gli altri, ha sempre bisogno di rassicurazioni e non è in grado di funzionare bene senza qualcun altro che si prenda cura di lei.
Le persone dipendenti sono schive e inibite, quando sono sole si sentono indifese: vivono nel terrore di essere abbandonate e sono letteralmente sconvolte quando qualche relazione stretta finisce. Per farsi ben volere sono disposte a fare cose spiacevoli e degradanti e, pur di stare nell’orbita dell’altro, possono accettare situazioni per chiunque intollerabili.




Che cos'è la dipendenza affettiva?
La dipendenza affettiva e' una condizione relazionale negativa che e' caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità



Quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva?
- Difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro. L’amare l’altro diventa spesso una forma di sofferenza; il benessere emotivo, a volte anche la salute e la sicurezza, vengono messi a repentaglio per il benessere dell’altro. Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese, in quel momento, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale.
- Atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli”. Queste persone soffrono di un profondo senso di inadeguatezza, sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Anche quando questo vuol dire farsi male.
- Paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio. Chi soffre di dipendenza affettiva è ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Queste persone ritengono che occupandosi sempre dell'altro la loro relazione diventi stabile e duratura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura "amplificato".
- Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata e' irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza affettiva si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti, la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di Sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro risolvibilità. Quello che incatena nella dipendenza affettiva e' l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.



Ma è proprio vero amore?
L’amore dipendente, si mostra con le seguenti caratteristiche:
  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e per la necessità di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita


COSA FARE PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA:

1.Il primo passo verso il suo superamento è riconoscere di avere un problema.

2.Cercare l’aiuto di un valido psicoterapeuta.


3.Considerare la propria salute e il proprio benessere una priorità su tutto il resto.

10 PROPOSITI DI COPPIA PER IL NUOVO ANNO

Non è mai troppo tardi per ritrovare la scintilla di un tempo e rivitalizzare il vostro rapporto di coppia... 

Provate ad applicare questi 10 propositi per la coppia:

1. Trascorrete del tempo insieme e da soli

Più facile da dire che da fare se avete una tribù di figli alle calcagna, ma consiglio fondamentale per neogenitori assillati. Affidate i bambini ai nonni, ai vicini, alle babysitter… OVUNQUE, e concedetevi una cenetta intima insieme, una lunga passeggiata nel bosco o qualche ora romantica (o infuocata) in camera da letto!

2. Aiutatevi a vicenda

È facile per ciascuno attenersi alle proprie piccole abitudini e una suddivisione rigida e abitudinaria dei ruoli può diventare fonte di conflitto in casa e nella coppia. Va bene, spetta al vostro lui lavare i piatti tutte le sere dopo cena, ma anche voi potreste farlo ogni tanto se vedete che è particolarmente stanco. E sì, è vero, è lei che stira sempre, ma ha in ballo questioni di lavoro importanti questa settimana, per cui potreste stupirla facendole trovare una montagna di panni stirati quando rientra a casa. L'amore, infatti, non fa' conti né calcoli. L'amore è attento alle esigenze dell'altra persona e dà quando è necessario.

3. Non dimenticate di ringraziare

No, non significa usare maniere educate, costellate di continui "per favore" e "grazie", magari ripetuti in modo meccanico. Significa concedervi ogni tanto un po' di tempo per far sapere al vostro partner quanto lo amate, lo trovate sexy, intelligente, straordinario... Presi dalla monotonia della quotidianità, infatti, può capitarci di dare per scontato il nostro partner. Ritagliarci qualche minuto di tempo per riscoprire cosa amiamo dell'altra persona e comunicarglielo ad alta voce... beh, è un vero toccasana per il cuore.

4. Dite stop alla perfezione

Spesso una coppia soffre perché ciascuno dei due partner lotta e si affatica per raggiungere la perfezione. Gli uomini sentono di dover essere perfetti sul lavoro, a letto, nel capanno degli attrezzi in giardino, con i figli. Le donne, invece, pensano di dover essere madri, amanti, cuoche perfette e, naturalmente, apparire sempre al meglio di loro stesse per risultare attraenti. Il nostro consiglio: cercate di guardarvi con gli occhi del partner, senza lasciarvi condizionare da quanto scrivono le riviste. Le persone che vivono una vita reale e non patinata hanno molte meno pretese e aspettative e, come coppia, potete trovare un compromesso nella corsa alla perfezione, che vi permetterà di riservare alla vostra relazione più tempo e più spazio.

5. Trovate un hobby da condividere in coppia

Di questi tempi, è importante che voi, come coppia, condividiate un interesse comune, oltre ai figli e alla casa. Ad esempio, potrebbe piacere a entrambi assistere a una partita di calcio: allora comprate un abbonamento per andare insieme allo stadio a tifare la vostra squadra del cuore. Oppure, potrebbe piacervi l'opera: anche in questo caso, una volta al mese prendete l'abitudine di vestirvi di tutto punto per assistere a un bellissimo spettacolo. Qualsiasi cosa vi piacesse fare insieme, cultura, sport, divertimento, trovatela e, soprattutto, fatela!



6. Trovatevi un hobby da fare da soli

Nonostante questo consiglio possa sembrare contraddittorio rispetto al precedente, non lo è affatto. È molto importante per quei genitori che trascorrono tutto il loro tempo a casa. Coltivare un interesse all'esterno, oltre al partner, ai figli o alla casa, contribuirà ad arricchire la vostra personalità, la fiducia in voi stessi e a spalancare le porte a nuove amicizie. Tutto questo vi renderà una persona più soddisfatta e, di conseguenza, anche più interessante. Diventerà anche un'occasione per dialogare di più con il partner su argomenti che non siano i figli o i problemi economici.

7. Sì ad un atteggiamento positivo

Paradossalmente, in un'era come questa, all'insegna dell'apertura e della comunicazione, molte persone sperimentano un reale problema di comunicazione con il partner. E, quando comunichiamo davvero, lo facciamo mettendo in evidenza solo gli aspetti negativi. Provate a iniziare la conversazione da un elemento positivo, anche nel caso in cui dobbiate rivolgere una critica al vostro interlocutore.
Non esiste nulla di peggio per l'autostima di una persona che assillarla di continuo (e questo vale per le signore) o di trovare sempre l'occasione per essere pedanti (vale per i signori). Andrà sicuramente meglio se dimostrerete un atteggiamento di aiuto verso l'altro, piuttosto che di continua critica. Vi consigliamo, quindi, di ascoltarvi un po' di più e di sforzarvi a migliorare le vostre capacità comunicative nei confronti del partner.

8. Ritrovate il vostro carisma

Può capitare che subentri un po' di noia tra le lenzuola. Nulla di cui preoccuparsi, perché è piuttosto facile da risolvere. Talvolta capita che le relazioni subiscano un calo proprio nella sfera sessuale. L'importante è non trascinare la situazione. Dovete risintonizzarvi con il partner e usare un po' di immaginazione. Sappiamo tutti quali sono i cliché: agli uomini piace essere eccitati, alle donne sedotte. Sapete bene cosa fare: dedicate un po' di tempo alla questione, metteteci un po' di buona volontà e, soprattutto, agite!

9. Spegnete tutto ciò che è tecnologico

Tra gli iPhone, Twitter, Facebook, StarCraft, Wii, Skype, lo shopping online e la TV via cavo, potremmo trascorrere gran parte della nostra vita collegati a un mondo virtuale. Si tratta di un grande sconvolgimento nella vita di molte coppie. Tutti questi strumenti di 'social networking' esistono proprio per metterci in relazione con altre persone, per cui pare un po' strano che preferiamo rimanere attaccati a un computer piuttosto che passare del tempo con persone in carne e ossa, comodamente seduti sul nostro sofà.
Provate a riflettere su questo punto e spegnete il computer. Le persone reali, compreso il partner, sono più interessanti e, di fatto, sono vive! Almeno questo assicura certamente la possibilità di una vita sessuale più gratificante!

10. Divertitevi insieme

Stare insieme dovrebbe essere un'esperienza divertente e se sapete che la persona al vostro fianco è quella GIUSTA, significa che avete già trascorso insieme tanti momenti divertenti. Il partner è il vostro amante, il migliore amico, tutto questo concentrato in un'unica persona. Allora, dedicate un po' di tempo a godere della reciproca compagnia e a divertirvi insieme. Che si tratti di prendere un aperitivo sulla strada al rientro dal lavoro, staccare i telefoni e giocare tutta la domenica a Scarabeo rimanendo a letto, passare il venerdì sera a ridere avvinghiati nella vasca da bagno, sommersi da una montagna di schiuma… riscoprite le piccole gioie della vita e dello stare l'uno in compagnia dell'altro. A questo punto, non mi resta che augurarvi... felice Anno Nuovo!


Le tre componenti dell'amore

La teoria triangolare dell’amore di Kernberg, vede l’amore come il risultato di tre componenti: Intimità, Passione e Decisione/Impegno, collocabili metaforicamente ai vertici di un triangolo.

La componente Intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione e comune sentire responsabili dell’esperienza di unicità e calore. Questa componente determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro la propria autenticità e i propri sentimenti, a considerare il rapporto con l’altro speciale e di grande valore nella propria vita.

La componente Passione riguarda gli aspetti più impulsivi che possono caratterizzare una storia d’amore: attrazione fisica, desiderio sessuale, ma anche desiderio di appartenenza, di dominio o di sottomissione.

La componente Decisione-Impegno è distinta in due aspetti: la Decisione (aspetto a breve termine) è il primo passo che consiste nel decidere di amare qualcuno; l’Impegno (aspetto a lungo termine) consiste nell’impegno a mantenere nel tempo la relazione. I due aspetti possono essere disgiunti in quanto non sempre alla Decisione segue l’Impegno e non sempre l’Impegno è conseguenza della Decisione.




Tipi o Forme d'amore

Le combinazioni fra queste tre componenti definiscono 7 tipi o forme di amore, variamente rappresentate nelle relazioni reali; ecco le caratteristiche di ogni forma d'amore risultante dalle differenti combinazioni delle componenti della teoria triangolare di Sternberg.

SIMPATIA(solo intimità)In questo tipo di relazione vi è confidenza, calore e senso di unione fra i partner ma senza le caratteristiche della passione e dell'impegno. Relazioni di questo genere sono paragonabili a vere e proprie amicizie.

INFATUAZIONE(solo passione)Tipico dell'amore a prima vista, nasce e si sviluppa improvisamente ma solitamente termina con una disillusione. Questo rapporto si basa sull'idealizzazione dell'altro più che sulla sua reale conoscenza e dura solo se la relazione non viene effettivamente vissuta o comunque fino a quando uno dei due non si scontra con una delusione derivante dal confronto con la realtà.

AMORE VUOTO(solo decisione/impegno)Uno o entrambi i componenti della coppia si impegnano a continuare la relazione in mancanza delle componenti di intimità e passione. Solitamente si tratta di rapporti nella loro fase finale, in cui i partner stanno insieme solo per tener fede a un impegno preso, per  decisioni coscienti legate ai figli o per es. a considerazioni economiche.

AMORE ROMANTICO(intimità+passione)Si tratta della forma tipica delle grandi e intense storie d'amore letterarie e cinematografiche. Spesso la componente impegno non è presente per via di ostacoli o circostanze esterne che impediscono alla coppia di progettare un futuro.

AMORE AMICIZIA(intimità+decisione/impegno)È il caso per esempio di quei rapporti che durano da tanto tempo, consolidati sotto il profilo dell'intimità anche se hanno visto lentamente sfumare quello della passione.

AMORE FATUO(passione+decisione/impegno)In questo tipo di relazione l'impegno è conseguenza solo della passione senza il supporto dell'intimità e della conoscenza reciproca. È il caso per esempio di matrimoni dettati da decisioni impulsive prese sull'onda dell'infatuazione. Queste relazioni corrono il rischio di frantumarsi quando si troveranno a fare i conti con un impegno non sentito.

AMORE VISSUTO(intimità+passione+impegno)È l'amore completo che tutti sognano. Difficile (ma non impossibile) farne esperienza reale e soprattutto mantenerne vive le caratteristiche nel tempo.


L’amore “perfetto”, dice Sternberg, non dura se non alimentando le tre componenti dell’amore: intimità, passione e impegno. Nei diversi momenti della storia d’amore, una componente può prevalere rispetto alle altre, ci si può quindi basare su quelle più solide per rinforzare gli aspetti temporaneamente più fragili, cercando di ritrovare un equilibrio. Mantenere in atto l’amore perfetto non è un compito che ha un inizio e una fine, ma si tratta di un lavoro costante, che dev’essere operato congiuntamente dalla coppia.