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Noi umani abbiamo un superpotere: l'empatia!

Elon Musk uomo d’affari sudafricano - celebre per le sue auto elettriche dalla prestazioni eccezionali, i suoi missili e capsule spaziali con cui fa concorrenza alle Soyuz russe, che sogna di fondare una colonia su Marte - ha rilanciato l’ipotesi di un’umanità dotata di superpoteri. Il miracolo avverrebbe grazie a un collegamento cervello-computer che ci permetterebbe di fondere la nostra intelligenza con quella artificiale. Ci attende un futuro da cyborg? In realtà già oggi abbiamo moltissimi “superpoteri” di cui però non ci rendiamo realmente conto. Si tratta di capacità sviluppate in migliaia di anni di evoluzione e che oggi ci rendono la specie egemone sul nostro pianeta. In buona misura ciò di cui siamo capaci dipende dalle caratteristiche del nostro cervello, più potente dei computer nel fare calcoli probabilistici , in grado di adattarsi e superare i suoi limiti intrinseci, capace perfino di leggere nella mente degli altri, una peculiarità alla base della nostra vita sociale. Nessun trucco da prestigiatore, tutto merito dell’empatia: l’uomo ha sviluppato più di tutti gli altri animali la capacità di partecipare ai sentimenti altrui al punto da poter decifrare e perfino anticipare i pensieri e i comportamenti di chi ha di fronte.
 
 
 
 
Leggere le emozioni altrui
«L’empatia è la base della natura sociale dell’uomo, rende possibile l’apprendimento e le relazioni affettive ed è una caratteristica diversa dalla capacità di mentalizzazione, che pure è tipica dell’uomo - spiega Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria -. Con questa possiamo rappresentare e comprendere gli stati mentali e affettivi dell’altro, ma non ne siamo partecipi; l’empatia invece ci porta a provare le stesse emozioni di chi abbiamo di fronte e quindi anche a superare l’egocentrismo per accogliere l’altro, realizzare interazioni più soddisfacenti, costruire legami sociali. Il nostro istinto ci porterebbe ad avere pregiudizi e a costruire barriere, invece siamo una specie nonostante tutto cooperativa: l’empatia ha consentito l’evoluzione del branco e ci ha permesso di realizzare la società come la conosciamo oggi». Le capacità utili a relazionarci con gli altri, di cui fa parte anche l’empatia, sono chiamate dagli esperti teoria della mente e sono utili a chiunque, ma indispensabili a politici, attori, scrittori. Queste doti non sono determinate soltanto dai geni, ma si possono imparare: neonati di pochi mesi riescono a leggere le emozioni altrui e per esempio, osservando le azioni di una persona, si aspettano che questa vada verso un oggetto ritenuto desiderabile e guardano da quella parte, di fatto prevedendone il comportamento.
Intelligenza emotiva
Crescendo, attraverso le esperienze, l’osservazione del mondo e anche la guida degli adulti, si impara sempre più a mettersi nei panni degli altri e quindi prevederne azioni e reazioni, a tutto vantaggio della possibilità di intessere relazioni proficue. La maggior parte di queste abilità si sviluppa nei primi cinque anni di vita, tanto più quanto più in famiglia e nel contesto sociale di riferimento si parla apertamente di emozioni e stati d’animo così da riconoscerli in se stessi e negli altri; tuttavia è possibile migliorare la capacità di leggere la mente anche da adulti e perfino dopo i 60 anni, con benefici nelle relazioni sociali visto che un maggior grado di empatia si associa a una minor solitudine. «La base biologica di tutto questo sta nei neuroni specchio (scoperti negli anni Ottanta, da Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma, si attivano quando compiamo un’azione ma anche quando vediamo compierla, ndr), che consentono al nostro cervello di vivere una sorta di “simulazione dell’esperienza altrui” essenziale per comprendere davvero chi abbiamo di fronte e interagire con lui - riprende Mencacci -. Questa capacità di leggere la mente è un’intelligenza emotiva che non tutti possiedono in ugual grado, ma che in compenso si può allenare».
 
 

Gli animali domestici ci aiutano a stare meglio?



Molti studi hanno dimostrato che il supporto sociale è un fattore importante di benessere sia fisico che psicologico, riflettendo la centralità del "senso di appartenenza" nelle nostre vite. Questo bisogno, solitamente soddisfatto dalle interazioni umane, può essere ugualmente appagato anche dai nostri animali domestici?

Delle interessanti scoperte sono emerse da un gruppo di ricercatori della Miami University e Saint Lois University, i quali hanno condotto tre studi partendo da alcune considerazioni.
Dalla letteratura scientifica è noto che un maggior supporto sociale porta le persone ad avere miglior salute fisica e psicologica (maggior autostima, miglior funzionamento cardiovascolare, endocrino ed immunitario). Generalmente il supporto deriva dagli “altri significativi” per la persona, come genitori, fratelli, sorelle ed amici. Ma come ben sa chi ha un animale domestico, in questa categoria rientrano spesso anche i nostri “amici a quattro zampe” che a modo loro contribuiscono, come una qualsiasi altra persona significativa, a fornire un importante supporto sociale a chi li accudisce.

Ma gli animali domestici sono veramente in grado di fornire un supporto sociale significativo al loro padrone migliorandone benessere, felicità ed addirittura salute fisica?
I ricercatori hanno primariamente indagato le differenze tra coloro che possiedono uno o più animali domestici e chi invece non ne ha per quanto riguarda il livello di benessere, caratteristiche di personalità e stile di attaccamento.
I primi riportano delle caratteristiche di personalità associate a maggior benessere: sono più coscienziose ed estroverse, tendono ad essere più in forma fisicamente, meno isolate e ad avere un’autostima più elevata, inoltre hanno uno stile di attaccamento più sicuro. Si può ipotizzare che queste caratteristiche di personalità “più sane” portino le persone che possiedono un animale domestico ad estendere le loro competenze sociali anche ai propri ai propri amici a quattro zampe riuscendo così a beneficiare del rapporto con loro.

Accudire un animale domestico va a discapito delle relazioni con le altre persone?
Al contrario: sembra che il possedere un animale domestico, vada addirittura a migliorare le relazioni con gli altri esseri umani: le persone che nello studio hanno riportato maggior supporto sociale da parte dei loro migliori amici, genitori e fratelli erano anche coloro che riportavano maggior supporto e vicinanza ai loro animali domestici. Questo evidenzia come questi ultimi siano una fonte ulteriore ed indipendente di supporto sociale e non una fonte a cui le persone si rivolgono per compensare delle mancanze di supporto sociale da parte delle altre persone.

Tutte le persone beneficiano allo stesso modo dell'avere un animale domestico?
Sembra non essere così. Un secondo studio ha infatti dimostrato che miglior benessere si registra soprattutto tra coloro il cui animale domestico soddisfa in maggior misura i bisogni sociali del padrone. È soprattutto in questo caso che le persone riportano livelli più bassi di depressione, solitudine, maggiore autostima e felicità, ed infine, minor stress percepito.

Cosa succede in una situazione "artificiale"?
Nel terzo studio i ricercatori hanno creato una situazione sperimentale in cui i partecipanti venivano inizialmente invitati a ricordare e descrivere un episodio negativo della propria vita, che implicasse rifiuto ed esclusione sociale. In seguito, venivano divisi in tre gruppi: il primo doveva scrivere un brano riguardante il proprio animale domestico, il secondo il proprio migliore amico, il terzo doveva disegnare la mappa del campus (condizione di controllo).
Il pensiero del proprio animale domestico, tanto quanto quello del migliore amico, erano in grado di alleviare la negatività indotta dal ricordo della situazione di rifiuto sociale, risultato che non si è registrato invece nella condizione di controllo.
Questo studio permette così di evidenziare come gli animali domestici siano effettivamente delle risorse sociali per il proprio padrone, al pari delle altre persone significative.

Se prendi un cane che muore di fame e lo nutri, non ti morderà. E' questa la differenza principale tra un cane e un uomo.”
Mark Twain

LA NECESSITA' DI ACCONTENTARE TUTTI...


 
Il desiderio di vedere le altre persone contente è molto nobile. Significa altruismo.
A volte però può diventare problematico. La necessità di accontentare tutti ti impedisce di vivere serenamente la tua vita e ti obbliga a fare cose che non vorresti, a mettere in secondo piano i tuoi desideri per salvaguardare quelli degli altri.
Si instaura un circolo vizioso, quando sai cosa gli altri si aspettano da te, tu non puoi fare a meno di darglielo. Vediamo quali sono i 5 comportamenti principali messi in atto dalla persone che vogliono accontentare tutti.
    • Non sai dire no.
Rispondere sì alle richieste di tutti significa che dovrai dire no a qualcos’altro. All’inizio rinunci al tuo tempo libero diventando l’unica persona a cui sei in grado di rispondere di no. Ma quando le richieste degli altri diventano troppo e troppo frequenti dovrai inevitabilmente fare differenze e dire no a qualcuno. Saranno le persone a cui sei più legata, quelle a cui dire no è più facile perché la confidenza è maggiore, quelle a cui invece dovresti proprio rispondere di sì.
Suggerimento: se rispondere di sì è diventata una risposta automatica, comincia a rispondere “non sono sicuro, devo controllare”. In questo modo potrai prendere tempo e valutare a mente fredda la tua reale disponibilità.
    • Prendere decisioni ti affatica molto.
Prendere decisioni è molto difficile quando lo fai chiedendoti quale sarebbe la decisione che gli altri vorrebbero vederti prendere. Non potendo scrutare nella loro testa non ti resta che fare riferimento a qualcosa che vagamente ti sembra possa essere il loro modo di pensare. E spostare tutto il peso decisionale sul lato emotivo soffrendo molto ogni decisione.
Suggerimento: mettiti al centro della decisione. Cosa ti piace, cosa non ti piace. Cosa ti sembra migliore e più giusto, cosa invece eviteresti. Parti dal presupposto che accontentare tutti è impossibile.
    • Non chiedi aiuto.
Rispondendo sempre di sì a tutti, saresti legittimato a domandare agli altri qualsiasi favore. Invece non riesci a chiedere nemmeno il più piccolo aiuto.
Suggerimento: chiedere favori è una cosa che si può imparare, si deve imparare, è sbagliato non saper contare sugli altri. Allenati chiedendo un piccolo favore al giorno a qualcuno.
    • Non vivi secondo i tuoi valori e desideri.
Se investi tutto il tuo tempo e le tue energie per confermare l’opinione che gli altri hanno di te, non te ne restano per fare quelle cose che vorresti fare se escludessimo il giudizio degli altri. Magari preferisci stare con il tuo fidanzato, ma non riesci a dire di no a un’amica che ti chiede di uscire. Oppure l’esatto contrario, preferisci stare con un’amica ma non riesci a dire no al tuo fidanzato.
Suggerimento: stabilisci all’interno della settimana del tempo per te. Decidilo a priori e prendine abbastanza per fare ciò che veramente vuoi senza l’ansia dell’orologio.
    • Non stabilisci dei confini salubri tra te e gli altri.
La disponibilità che concedi agli altri è la misura della tua identità. Se ti si può chiedere tutto gli altri cominceranno a considerarti come un’estensione delle loro opzioni ogni volta che dovranno risolvere qualcosa. E non come un’altra persona che gentilmente concede loro un favore.
Suggerimento: evita che le persone si approfittino di te. Puoi concedere un favore, ma non può diventare un’abitudine. Imponiti di rifiutare se il numero di favore fatti alla stessa persona stanno diventando troppi, se tra un favore e l’altro è passato poco tempo e se i favore richiesti ti obbligano a spendere molte energie.